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Nuovo picco per il floating storage

278,2 mln di barili piazzati in mare

di Redazione Port News

Si pensava la corsa allo stoccaggio fosse già finita. E, invece, nei giorni scorsi è stato raggiunto un nuovo picco, soprattutto a causa dei carichi di crude oil venezuelano e americano rimasti invenduti e “parcheggiati” al largo del Sud Africa e di Singapore.

Complessivamente sono 278,2 milioni i barili attualmente stoccati in mare, a bordo di 239 tanker all’ancora da oltre venti giorni. A riportarlo è Lloyd’s List Intelligence, che ha aggiornato i dati forniti dieci giorni fa: il 18 maggio scorso erano stati “rintracciati” 233,4 mb (milion barrels) su 191 navi.

La società di analisi collegata al gruppo Lloyd’s List sottolinea però come dal dato globale vadano però sottratti gli oltre 70 milioni di barili di petrolio iraniano oggi sotto embargo USA.

Rispetto al totale 32,2 mb contengono prodotti raffinati, come gasolio, jet fuel o diesel. Il resto è greggio o fuel oil. Attualmente, il 10% delle grandi petroliere (VLCC) oggi operative nei traffici mondiali è usato come deposito galleggiante.

L’impiego di queste navi tanker per finalità diverse da quelle tradizionali ha consentito sino ad oggi allle compagnie di navigazione attive nel mercato liquid bulk di sopravvivere alla crisi economica innescata dal Coronavirus, permettendole di totalizzare margini di guadagno nettamente superiori alla media.

Le shipping company attive in altri settori (container, auto nuove, passeggeri, dry bulk) non hanno avuto lo stessa sorte.

 

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