La rotta del Capo di Buona Speranza, oggi meta obbligatoria per chi voglia evitare le acque turbolente del Mar Rosso, sta restituendo all’Africa una centralità strategica che fino a poco tempo fa non aveva.
Come indicato da MDS Transmodal in un proprio report, la capacità dislocata lungo i servizi di collegamento tra l’Estremo Oriente e l’Africa occidentale è aumentata di oltre il 160% nel periodo 2019-2026.
Dopo essere rimasta stabile fino al 2023, la crescita della capacità è accelerata rapidamente negli anni successivi, in particolare a causa dell’aumentata capacità dispiegata dagli armatori lungo la rotta che circumnaviga il Continente Nero. Le navi ultra large che prima viaggiavano tra Asia ed Europa passando da Suez, fanno ora scalo nei porti africani mentre sono di passaggio, doppiando la punta meridionale del Sud Africa. Questo permette ai vettori di servire il mercato africano senza dover inviare navi dedicate, ottimizzando i costi del lungo viaggio.
In base ai dati del secondo trimestre del 2026, la capacità dislocata lungo questa rotta è aumentata del 35% nell’ultimo anno, come risultato dei nuovi servizi offerti da MSC con il suo servizio IROKO, la linea marittima tra l’India, il Pakistan e l’Africa Occidentale, che è stata recentemente potenziata per rispondere ai cambiamenti delle rotte globali causati dalla crisi mediorientale.
Il servizio di linea ha contribuito a far salire la quota di mercato di MSC non soltanto nelle rotte intercontinentali, ma ha anche consolidato la sua posizione dominante nel Mediterraneo, poiché molte merci provenienti dall’Africa Occidentale vengono poi ridistribuite verso i porti del sud Europa tramite servizi feeder.
Anche Maersk e CMA CGM hanno riorganizzato i propri servizi di collegamento con l’Africa Occidentale, mentre PIL ha gradualmente introdotto navi più grandi nel suo servizio SWS.
Insomma, mentre il Mar Rosso è diventato una zona ad alto rischio bellico, la rotta del Capo, pur essendo più lunga e costosa, è considerata più sicura. Questo ha spostato il baricentro degli interessi geopolitici delle potenze marittime verso il controllo e la protezione delle acque dell’Africa australe e occidentale.
Ne deriva che porti come Lomé (Togo), Abidjan (Costa d’Avorio) e quelli della Nigeria stanno diventando hub di transhipment per l’intero continente, integrando l’Africa nelle catene di approvvigionamento globali che collegano Oriente e Occidente.
