L’Italia torna ad essere la terza economia blu dell’Unione Europea per valore aggiunto. Il Bel Paese detiene il 12,5% del valore aggiunto a livello europeo, posizionandosi dietro a Germania (17,4%) e Spagna (16,4%) e davanti a Francia (12%), Paesi Bassi (8,4%), Danimarca (7,3%) e Grecia (5%).
Lo rivela l’ultimo Rapporto di UnionCamere presentato nei giorni scorsi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
I dati, aggiornati al 2023, evidenziano inoltre come l’Italia sia anche ai vertici della classifica europea nell’occupazione della Blue Economy, classificandosi sempre terza con un incidenza sull’occupazione blu che si attesta attorno all’11,8%, dietro a Spagna e Grecia, con una incidenza rispettivamente pari al 19,8 e al 12,3%.
Dall’analisi della distribuzione del valore aggiunto nei diversi comparti, emerge come il Paese dello Stivale svolga un ruolo chiave nella cantieristica navale, detenendo il 19% del valore aggiunto europeo totale del comparto. Risultato che la pone al secondo posto dietro alla Francia (27,7%).
Il nostro Paese esprime una forte competitività anche nel trasporto marittimo. Con il 13,2% del valore aggiunto, si posiziona come il terzo player europeo, alle spalle di Germania (31,4%) e Danimarca (20,9%).
Per quanto riguarda le attività portuali, la leadership è detenuta da Germania (21,2%) e dai Paesi Bassi (18,8%), seguite dalla Francia (12,1%) e dalla Spagna (10,1%), ma l’Italia partecipa comunque attivamente alla formazione del valore aggiunto di questo comparto, generando l’8,4% della ricchezza complessiva
Dopo la cantieristica, il segmento dove l’Italia contribuisce maggiormente è quello delle risorse biologiche marine. La Germania (17,5%) e la Spagna (17,1%) si collocano al vertice della classifica insieme alla Francia (14,8%), mentre il nostro Paese segue al quarto posto, con una quota ad ogni modo rilevante del valore aggiunto, pari al 14,5%.
Infine, il nostro Paese si conferma un hub fondamentale per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale marino. Detiene il 12,1% del valore aggiunto, posizionandosi al vertice insieme alla Spagna (30,4%) e alla Francia (13,1%).
Dai dati riferibili al 2024 emerge come l’apporto del “Sistema mare” all’economia italiana è rimasto pressoché stabile rispetto all’anno precedente. In termini di valore aggiunto, ha contribuito per il 4,0% alla ricchezza complessivamente prodotta a livello nazionale, mentre il peso della componente occupazionale è salito leggermente, passando dal 4,2% del 2023 al 4,3% nel 2024.
In termini assoluti, la Blue Economy ha generato in Italia, nel 2024, 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto, dando lavoro a oltre 1,1 milioni di persone e presentando un moltiplicatore di 1,8.
Ogni euro generato nel settore ne ha attivati ulteriori 1,8 negli altri settori di attività. Ne deriva che l’impatto totale riconducibile alla filiera del mare raggiunto i 224,9 miliardi di euro, ovvero l’11,4% del totale del valore aggiunto del sistema economico nazionale, di cui 146 miliardi derivano da effetti indiretti e indotti.
La movimentazione di merci e passeggeri via mare è l’ambito produttivo con la maggiore capacità moltiplicativa, con un coefficiente che si attesta a 2,7. A fronte di un valore aggiunto diretto di 18,2 miliardi di euro, ne attiva ulteriori 49,7 nel resto dell’economia, confermandosi come nodo centrale nelle dinamiche di interconnessione tra economia del mare e sistema produttivo nazionale.
Segue la filiera della cantieristica, con un moltiplicatore pari a 2,4: i 10,3 miliardi di euro di valore aggiunto diretto generano 25 miliardi aggiuntivi.
Valori elevati si osservano anche nelle attività sportive e ricreative che, con moltiplicatore pari a 2,1, pur partendo da una base diretta più contenuta (4,8 miliardi), arriva ad attivare altri 10,1 miliardi di euro, e nei servizi di alloggio e ristorazione dove, a fronte di 24,7 miliardi di valore diretto si generano 45,6 miliardi aggiuntivi, grazie ad un coefficiente moltiplicativo di 1,8. In entrambi i casi, la significativa capacità di stimolo economico riflette una profonda integrazione con il turismo, i servizi locali e le diverse filiere dei consumi.
Un moltiplicatore analogo, pari sempre a 1,8, caratterizza la filiera ittica. Nonostante l’ammontare contenuto del valore aggiunto diretto (3,6 miliardi), il comparto dimostra una buona capacità di propagare valore, attivando ulteriori 6,5 miliardi di euro.
Più limitata risulta, invece, la capacità di attivazione dell’industria delle estrazioni marine, che presenta un moltiplicatore pari a 1,1: il valore attivato (1,1 miliardi) è sostanzialmente allineato a quello generato direttamente (1 miliardo)
Il valore più contenuto è quello registrato dalle attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale, che segnano un moltiplicatore pari a 0,5. In questo specifico settore, il valore aggiunto diretto di 16,4 miliardi di euro supera ampiamente quello attivato, pari a 7,9 miliardi.
L’articolazione territoriale conferma il ruolo strategico del Mezzogiorno, che rappresenta l’area dal maggiore contributo in termini assoluti: 27,0 miliardi di valore aggiunto prodotto diretto (il 6,1%
dell’economia del territorio) capaci di attivarne ulteriori 45,1 (10,2%), per un totale di 72,1 miliardi di euro (16,3%).
Valori analoghi, in termini di incidenza, si riscontrano nel Centro. Qui la Blue Economy genera direttamente 23,8 miliardi di valore aggiunto (il 5,7% del totale della macro-ripartizione) e, attiva 42,6 miliardi (10,2%), determinando un impatto complessivo di 66,4 miliardi (15,8%). In questo contesto, il moltiplicatore (1,8) è in linea con la media nazionale.
Nel Nord-Est, a fronte di una ricchezza diretta più contenuta (13,7 miliardi, pari al 3,0% del totale dell’area), si rileva una spiccata capacità di stimolo, in grado di amplificare significativamente l’impatto del valore aggiunto diretto. Grazie a un moltiplicatore pari a 2,1, l’economia blu genera ben 28,1 miliardi aggiuntivi (6,2%), per un totale di 41,7 miliardi (9,3%).
Un profilo simile si osserva nel Nord-Ovest, dove il valore aggiunto prodotto direttamente dai settori blu ammonta a 14,4 miliardi (2,2%). Con un moltiplicatore anch’esso pari a 2,1, i 30,1 miliardi di euro attivati portano la ricchezza complessiva a 44,6 miliardi, con un’incidenza sul totale economia che si attesta al 6,8%. Anche in questo caso, la minore rilevanza del valore aggiunto diretto è ben compensata da una importante capacità di propagazione.