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Investimenti green

Com’è verde il mare

di Redazione Port News

In un mondo che deve accelerare sulla decarbonizzazione per lottare contro i cambiamenti climatici in atto servono soluzioni innovative ma, soprattutto, servono investimenti.

Ne sanno qualcosa ICS, BIMCO, WSC, Intertanko, Intercargo, CLIA, Interferry e IPTA, che hanno portato al tavolo negoziale dell’International Maritime Organization una proposta ambiziosa.

L’idea presentata dalle otto associazioni armatoriali è quella di aprire direttamente presso l’IMO un fondo speciale per la ricerca e lo sviluppo nel campo della sostenibilità ambientale.

Il plafond sarà finanziato direttamente dagli armatori, che dovranno sborsare 2 dollari per ogni tonnellata di fuel oil consumata da ognuna delle proprie navi.

Considerato che le 70 mila navi esistenti al mondo consumano complessivamente 290 milioni di bunker ogni anno, il fondo potrebbe arrivare in un decennio ad avere una dotazione di 5 miliardi di dollari.

Si tratta di uno sforzo che a detta dei proponenti potrebbe portare il settore a decarbonizzare quasi completamente la navigazione marittima già entro il 2030, anticipando in qualche modo i già ambiziosi obiettivi del rapporto IMO intitolato “Decarbonising Maritime Transport Pathways to zero-carbon shipping by 2035” dal quale emerge che la diffusione di tutte le tecnologie attualmente note potrebbe consentire di arrivare a un law carbon future entro il 2035.

«La coalizione delle associazioni di settore che sostiene questa proposta– ha affermato Esben Poulsulsson, presidente ICS – si sta dimostrando una vera leadership. L’industria marittima deve ridurre le proprie emissioni di Co2 per far fronte all’ambiziosa sfida che l’IMO ha fissato. L’innovazione è quindi fondamentale se vogliamo sviluppare le tecnologie che alimentano la quarta rivoluzione della propulsione marittima».

Il plafond sarà il salvadanaio da cui attingere per sviluppare vari progetti di ricerca e sviluppo. A coordinare le iniziative sarà uno speciale Board di esperti, l’International Maritime Research and Development Board (IMRB), che opererà in un arco di tempo non superiore a 15 anni.

L’attività di ricerca si dovrebbe focalizzare tra le altre cose sullo sviluppo dei carburanti alternativi (come il Gas Naturale Liquefatto, ancora poco usato perché eccessivamente costoso e scarsamente reperibile nei porti) e sulla realizzazione di nuovi tipi di tecnologia volti a migliorare l’efficienza energetica delle navi.

Le associazioni proponenti vorrebbero rendere legalmente obbligatorio il finanziamento del fondo.  Il mandatory payment non vuole incidere sulla libera iniziativa di mercato, ma potrebbe essere utilizzato per aggiustare gli squilibri e ridurre le possibili distorsioni di concorrenza.

Il settore risulta però già gravato dai nuovi oneri di IMO 2020: l’ormai imminente entrata in vigore degli stringenti limiti al contenuto di zolfo nelle emissioni navali (1° gennaio 2020) ha infatti costretto molte compagnie ad avviare nei mesi scorsi un intenso programma di retrofitting per dotare le proprie navi di moderni sistemi di lavaggio dei fumi. Una nuova “eco tassa” imposta per legge potrebbe quindi avere un impatto ulteriormente negativo sui già disastrati bilanci di molte società armatoriali, erodendo i margini di redditività di un business su cui il bunker navale incide già oggi per il 40% sui costi operativi.

Per le otto associazioni, l’onere di finanziare il fondo non dovrebbe però ricadere unicamente sugli shipowner ma anche sui noleggiatori. L’idea è chiara ed è stata espressa nei giorni scorsi dal vice segretario generale dell’International Chamber of Shipping, Simon Bennett: se il contratto charter prevede che sia il noleggiatore a farsi carico dei costi del carburante, allora deve essere quest’ultimo a fornire il contributo per far funzionare l’International Maritime Research Fund.

Un plauso all’iniziativa arriva dal n.1 di Confitarma, Mario Mattioli, che in un comunicato stampa rilasciato dall’Associazione afferma: «Non si tratta di meri progetti – ha aggiunto Mattioli – gli armatori italiani negli ultimi anni hanno dimostrato il loro impegno per ridurre le emissioni delle loro navi. Auspichiamo che nel corso del tempo questo fondo possa avere una dotazione importante e paragonabile agli investimenti dell’automotive nella ricerca per combustibili alternativi».

Come riportato dal Lloyd’s List, la proposta verrà esaminata dal Marine Environment Protection Committee dell’IMO entro aprile 2020.

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