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La proposta al Ministro Giovannini

Confetra chiede un Patto PNRR

di Redazione

«Un Paese senza materie prime, che importa, e che ha un’economia retta dalle esportazioni – unici due indicatori macroeconomici ad essere cresciuti dalla grande crisi del 2008 al 2019 – non può non interrogarsi su quale debba essere il “suo posto nel mondo” in quello che Parag Khanna ha definito in Connectography, Il Secolo della Logistica». Lo ha dichiarato il presidente di Confetra, Guido Nicolini, al termine dell’incontro avuto con il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini.

«Il nostro settore – ha continuato Nicolini – rappresenta il sistema circolatorio dell’economia reale sul piano interno, e le braccia e le gambe degli interessi economici e industriali del Paese sul piano internazionale nel complesso scacchiere del mercato globale».

Nicolini ha sottolineato che temi centrali per l’agenda istituzionale, economica di tutti i principali Paesi Europei – Via della Seta, Brexit, Guerra dei Dazi, 5G, infrastrutture strategiche e connessioni del TEN T Network – in Italia appaiono «questioni iniziatiche, da addetti ai lavori, ed assolutamente marginali per la politica».

Confetra ha dichiarato di aver voluto approfittare di questo primo incontro con il nuovo Ministro anzitutto «per rappresentargli uno scenario, una vision, una strategia che profili un ruolo ed una funzione specifica per il nostro Settore».

Nicolini ha chiesto allo Stato di compiere lo stesso salto di qualità che il Governo ha auspicato compiano le imprese e la cultura industriale del Paese: «Abbiamo circa 440 procedimenti amministrativi di controllo sulla merce e sui vettori spalmati su 17 pubbliche amministrazioni, quando la media europea è di non oltre 50 e quasi tutti coordinati dai Custom Office nazionali».

Il presidente della Confederazione ha rimarcato come il Paese attenda dal 2016 un DPCM attuativo per lo Sportello Unico Doganale e dei Controlli: «Siamo l’unico Paese europeo ad avere il doppio controllo Dogana – Guardia di Finanza sulle merci. Siamo l’unico Paese europeo ad avere una legislazione sulle spedizioni che risale al periodo fascista, il Codice Civile del 1942, e non abbiamo neanche adottato la lettera di vettura elettronica e-CMR prevista dalla Convenzione di Ginevra. Nella maggior parte dei porti italiani, nelle ore di punta, i camion fanno dalle 5 alle 8 ore di fila per il carico merce, perché non esiste un sistema che garantisca l’appuntamento intermodale. E siamo l’unico Paese europeo ad avere tre soggetti di controllo per il Settore – Antitrust, ART, AgCom – in aggiunta ai ministeri vigilanti ed alla giustizia ordinaria. Potrei continuare a lungo, e del resto il costo del gap di competitività logistica nazionale è stato misurato da più autorevoli fonti in una forbice che va trai 70 ed i 90 miliardi di euro l’anno, in parte per la carenza di infrastrutture, in parte maggiore per un contesto regolatorio ostile».

Confetra propone al Ministro un “Patto PNRR”: «Lo Stato faccia davvero le riforme che attendiamo da oltre un decennio, ed ogni euro risparmiato dalle imprese logistiche sugli assurdi oneri burocratici tutti e soli italiani sarà investito per accelerare la transizione green».

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