Nel settore dello shipping petrolifero le prudenze dell’ultimo periodo hanno lasciato spazio a una certezza: la crisi geopolitica in Medio Oriente non si risolverà nel breve periodo. Lo stallo nei negoziati diplomatici e le continue frizioni nell’area allontanano qualsiasi ipotesi di stabilizzazione per lo Stretto di Hormuz. Ne consegue che i premi assicurativi per le rotte nel Golfo Persico rimarranno su livelli proibitivi per molto tempo ancora. Il mercato globale si sta di fatto spaccando in due: da un lato le compagnie disposte a correre rischi estremi pur di navigare nella regione, dall’altro gli armatori che scelgono la prudenza, dirottando le navi su rotte più sicure ma decisamente più lunghe.
Se queste tensioni dovessero prolungarsi nei prossimi anni, le ricadute per il mercato petrolifero potrebbero diventare pesanti. Ne sono convinti gli analisti di Vortexa, che in un proprio report hanno confermato la gravità della situazione, segnalando come il greggio stoccato in mare sia crollato di 175 mln di barili in appena quattro settimane, con un flessione verticale di 6,2 mln di barili al giorno; un bel tonfo dopo il picco di oltre 1,32 miliardi di barili registrato a metà luglio.
Anche le scorte a terra sono diminuite: di ben 81 milioni di barili (pari a 2,9 milioni al giorno), localizzandosi per due terzi nei mercati asiatici. Il tasso di prelievo combinato ha così raggiunto il livello record di circa 9 milioni di barili al giorno. Rispetto ai massimi stagionali storici, i volumi osservati sono inferiori di 200 milioni di barili (escludendo dal calcolo le riserve strategiche governative).
A determinare questo squilibrio è il forte disallineamento tra domanda e offerta: l’attività di raffinazione viaggia a pieno regime nel bacino dell’Atlantico ed è in netta ripresa in Asia, mentre i principali paesi produttori registrano forti contrazioni nelle esportazioni. E’ un fatto che i flussi di petrolio in uscita da quattro grandi nodi globali — Iran, Russia, Arabia Saudita e Stati Uniti — abbiano registrato una brusca frenata, attestandosi su minmi storici. Si tratta di un taglio complesivo di circa cinque milioni di barili rispetto ai mesi precedenti, causato da un insieme di colli di bottiglia logistici e frizioni geopolitiche che stanno colpendo contemporaneamente quadranti diversi.
Vortexa analizza la situazione e spiega come la Russia debba fare i conti con la vulnerabilità delle proprie rotte nel Mar Nero, imperocché le infrastrutture di trasporto e le navi cisterna subiscono la minaccia di attacchi continui da parte dei droni. Sul fronte mediorientale, l’Iran vede i propri flussi fortemente limitati dalle sanzioni internazionali nello Stretto di Hormuz, mentre l’Arabia Saudita risente delle tensioni nel Mar Rosso e della carenza di naviglio nel porto strategico di Yanbu. Infine, negli Stati Uniti le esportazioni hanno rallentato sia per lo stop al rilascio delle riserve strategiche nazionali, sia perché le raffinerie americane stanno assorbendo la maggior parte della produzione interna, spinte da margini interni più favorevoli rispetto all’export.
“Fino a metà luglio, il mercato scommetteva su una distensione diplomatica tra Washington e Teheran. Ma dopo il nuovo muro contro muro, l’ottimismo è sparito”, spiega David Wech, chief economist di Vortexa. “L’Iran non sembra intenzionato a fare concessioni sui dossier aperti. Di conseguenza, i transiti a Hormuz sono ridotti e avvengono spesso in modalità ‘dark’, ovvero con i sistemi di tracciamento AIS disattivati”. Per mitigare i rischi e superare i blocchi navali, i produttori del Golfo stanno ricorrendo a strategie logistiche complesse, come l’impiego di navi navetta commerciali e delicati trasbordi nave-nave (STS) in acque internazionali a transponder spenti, prima di instradare il carico verso le destinazioni finali.
Anche sul fronte dei prodotti raffinati, i conflitti in corso pesano sulla catena di approvvigionamento. La Russia ha prolungato le restrizioni sull’export di diesel, mentre i flussi dal Mar Rosso risentono dei fermi operativi della raffineria saudita di Jizan. Il risultato è una contrazione superiore al 50% su base annua dell’export di diesel da Medio Oriente e Russia, sceso a circa 1,6 milioni di barili al giorno. Con gli impianti occidentali e asiatici costretti a lavorare oltre i normali picchi stagionali per colmare la mancaza di prodotti finiti, la domanda di greggio rimarrà estremamente elevata. Si profila così una forte competizione internazionale per assicurarsi i barili disponibili sul mercato, evidente soprattutto nella corsa di Cina e India verso le forniture russe.
L’analisi fornita da Vortexa è lucida e impietosa: l’output delle rafinerie manterrà i ritmi attesi a fronte di arrivi di petrolio in calo, la contrazione delle scorte globali accelererà sensibilmente nelle prossime sei-otto settimane. Il trasferimento dei barili iraniani dagli stoccaggi galleggianti ai serbatoi a terra in Cina potrà offrire un sollievo temporaneo, ma non sarà sufficiente a invertire la tendenza strutturale del mercato.