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L'analisi di mercato di Drewry

Cresce il mercato delle car carrier

di Redazione Port News

Still on the up. Prosegue la ripresa nel mercato di trasporto delle auto nuove. Dopo il picco negativo toccato nel 2016, il settore ha archiviato il 2017 con un +6% rispetto all’anno precedente, fermandosi a 37,5 milioni di CEU (Car Equivalent Unit). È quanto sostiene  l’ultimo report della società di consulenza Drewry intitolato “Finished Vehicle Shipping Annual Review and Forecast 2018/19”.

Si tratta di un trend di crescita che nel futuro potrebbe però essere rallentato da fattori come la guerra commerciale sui dazi, l’aumento delle produzioni per i mercati domestici e lo spostamento delle maggiori opportunità di vendita dei veicoli da mercati maturi a nuovi Paesi in via di sviluppo. Per Drewry tutto ciò contribuirà a ridurre le distanze nel trasporto via mare e obbligherà gli operatori a effettuare port calls più frequenti e temporaneamente più lunghe, anche in terminal meno efficienti.

«L’efficienza delle car carrier è crollata del 39% rispetto a dieci anni fa» dichiara l’analista di Drewry Tom Ossieur.  «Le navi circolano infatti a velocità ridotta e spendono tempi più lunghi nei porti. Non intravediamo significativi miglioramenti in futuro per effetto di fattori come la velocità di servizio più bassa, rotte più brevi e sbilanciamenti nei trade internazionali».

A pesare sui margini di crescita del settore saranno anche i maggiori costi che le compagnie dovranno sostenere per sostituire, a partire dal 1° gennaio 2020, il bunker tradizionale con il carburante green allo 0,5% di zolfo (per effetto dell’entrata in vigore del sulphur cap stabilito dall’International Maritime Organization).

Positivo invece è il fatto che a oggi il portafoglio ordini di navi car carrier è ai minimi storici, dal momento che nella prima metà dell’anno è stata ordinata la consegna di soltanto quattro unità. Ne consegue che aumenterà il riempimento delle stive e i noli marittimi saranno destinati a crescere. «Il superamento dell’over supply contribuirà a portare il tasso di utilizzazione delle stive all’86% entro il 2022» conclude Ossieur.

 

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