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Shipping e finanza

Dalle banche meno soldi agli armatori

di Redazione

Nel 2017 il credito bancario delle 40 principali banche mondiali esposte verso il settore dello shipping è sceso a 345 miliardi di dollari (10 miliardi in meno rispetto al 2016).

A guidare la classifica due istituti cinesi, Bank of China e China Exim, che hanno cumulato un credito di rispettivamente 17,5 e 17 miliardi di dollari.

Nella top 40 Unicredit è l’unico istituto italiano ad avere un’esposizione verso lo shipping, pari a 4,1 miliardi di dollari.

La fotografia aggiornata del rapporto fra finanza e armatori è offerta dalla società greca Petrofin Research nella pubblicazione  “Key Developments and Growth in Global Ship-Finance” .

La ricerca sottolinea che il credito bancario si sta riducendo a favore dei fondi di investimento e delle società di leasing (esposte per 47 miliardi di dollari).

Il ritiro delle banche dallo shipping è una tendenza che sta proseguendo da quasi 11 anni. Dal 2008 a oggi la global ship finance è crollata del 25% a fronte di un aumento complessivo della flotta di circa il 28%.

A colmare il gap sono le società di leasing, principalmente asiatiche (cinesi, giapponesi, coreane), collegate per la maggior parte a banche dell’Estremo Oriente.

Le condizioni di mercato nel business navale sono insomma sempre meno attrattive per le banche, soprattutto europee, che nella top 40 sono infatti state sostituite da istituti cinesi.

L’analisi della Petrofin Research evidenza un calo progressivo del credito complessivo degli istituti del vecchio continente, che dal 2010 ad oggi hanno ridotto la loro esposizione  di  168 miliardi, fermandosi nel 2017 a 206 miliardi di shipping loans.

Guadagnano invece rilevanti quote di mercato le banche dell’Estremo Oriente, che oggi possono vantare verso l’industria navale un credito di 121 miliardi di dollari, arrivando ad avere una quota di mercato pari al 35% del totale.

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