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Disponibilità di alimentari a rischio nella Regione

Escalation nel Golfo, una crisi non soltanto energetica

di Redazione

L’attuale escalation militare nel Golfo, culminata nei primi giorni di marzo 2026 con attacchi diretti tra Iran, Stati Uniti e Israele, sta determinando una crisi senza precedenti, che colpisce non soltanto i flussi di traffico energetico, ma anche quelli di tipo alimentare.

Per la prima volta, i due principali “chokepoint” della regione sono interrotti contemporaneamente, paralizzando le rotte commerciali vitali. La chiusura simultanea dello Stretto di Hormuz
e del corridoio del Mar Rosso sta creando una condizione di emergenza logistica che va ad incidere sia sulla disponibilità fisica dei beni che sui loro costi di produzione e trasporto.

I recenti dati pubblicati da MDS Transmodal evidenziano il ruolo cruciale delle importazioni alimentari nelle regioni del Golfo Arabico e del Mar Rosso.

La categoria “Prodotti alimentari e animali vivi” rappresenta circa il 22% delle importazioni totali, posizionandosi come la singola categoria più rilevante insieme ai manufatti. Ciò sottolinea la forte dipendenza di queste aree dalle forniture alimentari estere.

All’interno della categoria alimentare, la composizione varia significativamente:

Cereali e preparati a base di cereali contribuiscono per il 52% complessivo, con una concentrazione marcata nei paesi del Mar Rosso (68%), indicando una forte dipendenza dai chicchi.

Frutta e ortaggi, dominano il profilo delle importazioni, costituendo il 20% del totale alimentare, riflettendo un’elevata domanda di prodotti freschi.

Mangimi per animali e Zucchero (con relativi preparati) rappresentano ciascuno circa l’8-9% dell’import totale.

I dati mostrano inoltre differenze regionali: i mercati del Mar Rosso dipendono maggiormente da cereali e zucchero, mentre le importazioni nel Golfo Arabico sono più concentrate su ortaggi, frutta e mangimi.

Questa dipendenza espone entrambe le regioni a interruzioni della catena di approvvigionamento, volatilità dei prezzi e rischi geopolitici, specie vista l’attuale instabilità dell’area.

Eventuali shock (come blocchi delle rotte marittime, restrizioni all’export dei principali produttori o picchi di prezzo) potrebbero colpire rapidamente la sicurezza alimentare, in particolare per quanto riguarda i beni deperibili e i cereali di prima necessità.