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L'appello di Isabelle Ryckbost

I porti europei incalzano le istituzioni UE

di Redazione

Nei prossimi dieci anni i porti europei avranno bisogno di ingenti investimenti esterni e l’Europa deve fare di più per favorire il loro sviluppo. A sottolinearlo è ESPO (European Sea Ports Organisation) che ha recentemente avanzato alcune raccomandazioni e suggerimenti per migliorare la proposta della Commissione per il CEF II (Connecting Europe Facility), il meccanismo ideato per rafforzare i collegamenti in Europa.

La nuova proposta di bilancio è attualmente in discussione presso il Parlamento di Bruxelles e in vista della scadenza del 13 settembre per la presentazione di emendamenti, l’associazione dei porti europei ha esortato gli europarlamentari ad aumentare il budget.

Sulla base di uno studio condotto dal Dr. Peter de Langen, dal Dr. Mateu Turró, da Martina Fontanet e da Jordi Caballé, si stima che gli scali marittimi europei si trovino di fronte ad esigenze d’investimento pari a circa 48 miliardi di euro per il periodo 2018-2027. Ma tra il 2016 e il 2018 i progetti avviati dalle autorità portuali sono riusciti ad attirare finora solo il 4% dei finanziamenti del CEF.

Pur accogliendo con favore la proposta del CEF II e pur apprezzando gli sforzi compiuti per ottimizzare ulteriormente e assicurare il proseguimento di questo importante strumento finanziario per i trasporti, ESPO sollecita le istituzioni a fare di più.

«Concretamente riteniamo che i porti e la dimensione marittima dovrebbero essere meglio riconosciuti sotto la priorità transfrontaliera» ha spiegato la segretaria generale di ESPO Isabelle Ryckbost. «I porti marittimi hanno infatti il potenziale di collegare qualsiasi numero di Stati membri attraverso il trasporto marittimo nonché di collegare il mare con un ampio entroterra e un’area economica che nella maggior parte delle circostanze supera i confini nazionali».

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