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Presa di posizione contro gli armatori e la CBER

Fedespedi striglia la Commissione

di Redazione

“La Commissione ancora una volta non ha compreso la situazione di deterioramento della concorrenza nel settore del trasporto container e la totale mancanza di benefici condivisi, che il Consortia Block Exemption Regulation (CBER) ha prodotto”. Lo afferma la Federazione Nazionale degli Spedizionieri (Fedespedi), in una nota stampa nella quale denuncia nuovamente il comportamento scorretto degli armatori: “sono sotto gli occhi di tutti i profitti record delle compagnie conseguenti al controllo pressoché totale della capacità di stiva sulle principali tratte commerciali e, contestualmente, il crollo dell’affidabilità dei loro servizi nell’ultimo anno, passata dall’80% al 35%”.

Com’è noto, nel marzo del 2020 la Commissione Europea ha deciso di prorogare per altri 4 anni il Consortia Block Exemption Regulation (CBER), che consente ai carrier marittimi riuniti in consorzi/alleanze, di scambiarsi dati commercialmente sensibili al fine di condividere la capacità di carico sulle navi e coordinare la programmazione delle rotte.

Per Fedespedi si tratta di una deroga alle normative antitrust europee cui sono soggette, invece, tutte le imprese operanti lungo la supply chain marittima: “l’esito del CBER si discosta dalle attese: esso, infatti, ha portato a una drastica riduzione degli operatori (dovuta anche alla corsa al gigantismo navale imposta dai principali carrier marittimi, che ha alzato ulteriormente le barriere in ingresso nel settore dello shipping), concentrati oggi in tre grandi Alleanze che operano in regime di sostanziale oligopolio”.

Tale posizione dominante sul mercato, inoltre, insieme ad aiuti di Stato e regimi fiscali agevolati, ha spinto le shipping line a operazioni di M&A per avviare una progressiva integrazione verticale del settore. Occorre guardare ai dati per comprendere: come riporta SRM, i top 3 carrier (Maersk, MSC, Cosco), ad esempio, detengono il 45,3% della flotta mondiale e i loro bracci operativi nel terminalismo detengono una quota di mercato del 37%.

Per questo motivo, Fedespedi condivide e supporta la decisione dell’associazione europea di spedizionieri, logistici e doganalisti, Clecat, di inviare una lettera congiunta ai Commissari Vestager e Valean, firmata, oltre che dal Clecat, da Fiata, ESC (European Shippers’ Council), Feport, GSF (Global Shippers Forum), EBU (European Barge Union), ETA (European Tugowners Association), ETF (European Transport Federation) e UIRR (International Union for Road-Rail Combined Transport).

“La lettera – fa sapere Fedespedi – chiede formalmente alla Commissione di indagare sul comportamento e le pratiche tenuti dalle compagnie di trasporto contenitori, in particolare, nell’ultimo anno, in considerazione dei problemi e dei disagi arrecati alla filiera logistica marittima dall’incapacità dei vettori di offrire servizi affidabili e informazioni precise e puntuali sullo stato di navi e contenitori”.

Secondo le associazioni firmatarie, l’esenzione dalle norme relative alla concorrenza per i carrier marittimi influisce significativamente sul potere di mercato di questi ultimi rispetto agli altri operatori, negando loro il diritto di operare in regime di concorrenza in un libero mercato.

“Quello che chiediamo, come rappresentanti della filiera logistica europea, è che la Commissione guardi con responsabilità al problema e vigili attivamente per garantire il diritto alla concorrenza e al libero mercato, principio alla base dell’Unione Europea e asse portante del Mercato Unico Europeo”.