Le ultime notizie evidenziano sviluppi inaspettati nelle trattative di acquisizione totale di ZIM Integrated Shipping Services da parte di Hapag Lloyd.
In una breve nota diramata alla stampa, il vettore di Amburgo ha confermato che acquisirà la compagnia israeliana ad un prezzo concordato di 4,2 miliardi di dollari. Gli azionisti della società di Haifa, che è quotata in Borsa, riceveranno 35 dollari per azione. Il prezzo rappresenta un premio del 58% rispetto alla quotazione di chiusura di ZIM del 13 febbraio scorso.
L’accordo, che è ancora soggetto alle approvazioni da parte delle Istituzioni israeliane, prevede tuttavia il coinvolgimento del Fondo di investimento israeliano, FIMI Opportunity Funds, che assumerà la proprietà di una divisione di linea scorporata, denominata New ZIM, attraverso la quale lo Stato si farà carico degli obblighi derivanti dalla golden share, un potere di veto speciale ereditato dalla privatizzazione parziale della compagnia negli anni ’90 e mai abbandonato.
Questo strumento, comune in settori strategici di paesi con alta sensibilità alla sicurezza nazionale, garantisce a Gerusalemme il diritto di bloccare i trasferimenti significativi di tecnologia, le modifiche alle rotte strategiche (in particolare quelle militari), i cambiamenti nella governance che impattino la sovranità operativa.
Da questo punto di vista, il coinvolgimento di FIMI nell’operazione potrebbe dunque essere la soluzione che permetterebbe alla Germania di acquisire la parte operativa globale della società senza che il Governo israeliano perda il controllo strategico della propria flotta nazionale.
Quel che è certo è che i 4,2 miliardi di dollari in gioco riflettono il premio che il management di Amburgo è disposto a pagare per garantirsi:
– Una flotta moderna, una rete mediorientale ed un expertise digitale
– Un ponte commerciale nel Mediterraneo che nessun competitor potrà replicare facilmente.
L’acquisizione, se completata, proietterebbe Hapag-Lloyd nella “top cinque mondiale” delle compagnie container, accorciando le distanze da MSC, Maersk e CMA CGM. Il matrimonio con il vettore di Haifa potrebbe infatti portare in dote alla compagnia di navigazione tedesca 704 mila TEU di capacità aggiuntiva, portando la capacità complessiva a 3.082.927 TEU. La società di Amburgo potrebbe così arrivare a ridurre il gap che la separa da COSCO, che ad oggi ha una capacità quasi 3,6 mln di TEU.
L’operazione arriva peraltro in un momento di intensa ristrutturazione del settore. Dopo i profitti record del 2021-2022, l’industria shipping affronta ora un eccesso di capacità e tariffe in calo. Le compagnie più piccole come ZIM, con flotte in leasing e minore diversificazione geografica, sono diventate obiettivi appetibili per i giganti in cerca di scalabilità. Per ZIM, l’ingresso nell’orbita Hapag-Lloyd rappresenta una ancora di salvezza: la compagnia israeliana ha chiuso il 2024 in rosso, colpita dal crollo dei noli e dall’obsolescenza parziale della sua flotta.
A beneficiare dell’ingresso di ZIM nell’orbita di Hapag Lloyd non sarà soltanto quest’ultimo, che in questo modo arriva a controllare circa il 9–10% del mercato mondiale dei container, ma anche la Gemini Cooperation, l’alleanza tra Hapag-Lloyd e Maersk operativa dal 2025/2026. Attualmente ZIM ha accordi di cooperazione con MSC su alcune rotte. Con l’operazione, questi volumi migreranno verso la rete Gemini, indebolendo la posizione relativa di MSC solo in alcuni segmenti e aprendo la strada a una possibile “guerra dei noli” nel 2026 per intercettare i carichi residui.
La fusione tra le due realtà armatoriali potrebbe anche avere delle ricadute importanti sul mercato italiano, dal momento che HL acquisirà una quota dominante nel West Med e nei collegamenti con Israele e Medio Oriente.
I porti nazionali oggi serviti da ZIM (come Livorno, Genova o gli hub di transhipment) potrebbero assistere a una razionalizzazione delle toccate, con navi più grandi ma meno frequenti. Ad un esportatore che utilizzi lo scalo labronico, tale fusione potrebbe ad esempio garantire più spazio sulle navi per gli USA, tempi di transito più certi e una copertura capillare dei porti americani.
In estrema sintesi, l’acquisizione riflette la tendenza alla regionalizzazione dei commerci: Hapag-Lloyd punta a ZIM per blindare le rotte tra Mediterraneo, Asia e USA, proteggendosi così dall’instabilità del Mar Rosso.