Il blocco navale statunitense, effettivo dalle ore 14:00 del 13 aprile, non avrà un impatto sostanziale sul traffico di container attraverso lo Stretto di Hormuz;
Ad affermarlo in una propria breve analisi è Linerlytica. La società di analisi sottolinea come dall’inizio della guerra soltanto quattro dei 38 transiti di navi portacontainer registrati attraverso Hormuz siano stati effettuati da unità gestite da parti neutrali (di cui due di COSCO, uno di CMA CGM e uno dell’emiratina Global Feeder Shipping). “Tutte le altre unità appartengono a società controllate o affiliate a Teheran e si prevede che continueranno a sfidare apertamente i limiti del blocco americano per mantenere attive le linee di approvvigionamento vitali” afferma la società di analisi.
Mentre la tensione bellica sale, i colossi del trasporto marittimo globale hanno iniziato una manovra di sganciamento preventivo. I dati sulla congestione mostrano un netto calo della pressione logistica: la capacità delle navi portacontainer in attesa nel Golfo è scesa dall’1,4 all’1,0% della flotta mondiale. Anche le navi in rada fuori da Hormuz sono diminuite drasticamente, attestandosi appena allo 0,2%.
Questa deflazione del traffico non è dovuta a una normalizzazione, ma a una vera e propria fuga: i grandi vettori internazionali hanno smaltito l’arretrato di carichi rimasti bloccati e hanno rapidamente ridispiegato le proprie flotte lontano dal Medio Oriente, nel tentativo di mettere al sicuro asset e personale dalle incognite di un conflitto che minaccia di trasformare il Golfo in un vicolo cieco.
Nonostante l’esodo delle grandi portacontainer, Linerlytica registra una parziale e timida ripresa dei servizi feeder (le navi più piccole che smistano i carichi tra i porti regionali) all’interno del Golfo. Una dinamica che suggerisce il tentativo delle economie locali di mantenere una minima operatività interna, pur in un quadro di isolamento internazionale sempre più marcato.