Lo Stretto di Hormuz continua a rimanere chiuso al traffico di navi portacontainer, fatta eccezione per le unità collegate all’Iran che, dall’inizio del conflitto, hanno effettuato sei viaggi in entrata e quattro in uscita nel Golfo Persico.
Come sottolineato da Linerlytica, il blocco della via d’acqua non ha impedito a CMA CGM di riprendere le prenotazioni da e per gli stati del Golfo del Medio Oriente, offrendo soluzioni alternative attraverso il Mar Rosso e il Mar Arabico. Altri vettori minori hanno deciso di mantenere le loro rotte via Suez e Mar Rosso, anche perché i porti di Jeddah e King Abdullah sono diventati dei veri e propri punti di accesso terrestre (land-bridge) verso la regione orientale del Golfo.
Gli adeguamenti a breve termine sono già visibili. Le società di analisi riportano di un aumento sostanziale di navi date a noleggio per i traffici intra-regionali che interessano il subcontinente indiano e il Sud-est asiatico.
Citando i dati forniti dalla Hamburg and Bremen Shipbrokers’ Association (VHBS), il Lloyd’s List riporta come la sospensione dei transiti a Hormuz abbia di fatto bloccato o limitato tra le 100 e le 170 navi portacontainer, equivalenti a una capacità di flotta compresa tra 400.000 e 458.000 teu.
Il reindirizzamento delle navi ha di fatto contribuito nella fase iniziale di questa guerra ad un aumento dei problemi di congestione per i porti del sud-est asiatico, nei pressi dei quali hanno cominciato a formarsi code di navi in attesa di essere lavorate. Oggi, però, la situazione si sta attenuando, tanto che alcuni porti, a cominciare da Singapore, sono praticamente riusciti a ridurre i ritardi medi delle navi lavorate da 3,5 a 1 giorno.
L’attenzione si sta spostando ora sulla disponibilità di carburante, con segnalazioni di una contrazione delle scorte in tutta l’Asia; la Cina è l’unica regione chiave in cui la disponibilità non ha subito ripercussioni significative.
“Sembrava che il 2026 dovesse dirigersi verso un graduale indebolimento dei noli spot del mercato container. Stiamo invece assistendo all’emergere di una nuova fase rialzista, che sta interessando anche il mercato charter, sostenuto dalla definizione di nuovi modelli di trasporto regionali” afferma a Port News il segretario generale della FILT-CGIL di Livorno, Giuseppe Gucciardo.
“Ancora una volta – aggiunge – ci siamo lasciati sorprendere da una nuova crisi geopolitica, l’ennesima di una lunga serie di shock che dal 2020 ad oggi stanno sconvolgendo il nostro settore, con riflessi chiaramente negativi sulla qualità del lavoro in porto”.
Il sindacalista condivide il ragionamento espresso recentemente dal presidente di Federagenti, Paolo Pessina, circa la capacità dello shipping di riuscire a mantenersi a galla nel mare in tempesta. “Non posso non dargli ragione – ammette -; le compagnie di navigazione hanno dimostrato più di una volta in questi sei anni di saper volgere a loro favore le situazioni di instabilità create dalle numerose tensioni geopolitiche. Dal Covid ad oggi, i vettori hanno utilizzato tutti gli strumenti possibili per bilanciare gli eventuali cali della domanda di trasporto”.
Per Gucciardo va però saputa vedere anche l’altra faccia della medaglia, quella delle lavoratrici e dei lavoratori portuali, sulle cui tasche “si andranno a riversare i contraccolpi dei nuovi rincari energetici”.
Gucciardo è chiaro: “L’aumento dei prezzi al consumo e l’inflazione hanno già oggi annullato, se non superato, i benefici degli aumenti salariali previsti dal vigente contratto dei lavoratori portuali. Sono soldi che nessuno ci restituirà – ammette -, e sarà estremamente difficile riuscire a strappare condizioni economiche migliori nella prossima tornata di trattative sul rinnovo del CCNL”. Anche perché nemmeno le imprese se la passano bene: “Se gli armatori restano fiduciosi nel mantenere alte le aspettative sulle tariffe, i terminalisti non hanno gli stessi spazi di manovra e si trovano giocoforza costretti a sottostare a situazioni di dumping tariffario che erodono continuamente i margini di profitto”.
Dai dazi di Trump alla crisi medio orientale, passando per il conflitto in Ucraina. Per il segretario provinciale della FILT-CGIL quella che si sta abbattendo sul nostro Paese è “una tempesta perfetta che colpisce tutti”, a cominciare dai porti del Mar Tirreno Settentrionale “che al pari degli altri rischiano di rimanere tagliati fuori dalle nuove dinamiche di trasporto, che privilegiano la rotta del Capo di Buona Speranza, e, quinci, quella di Gibilterra, per il trasporto delle merci sino ai mercati del Nord Europa”.
“Il rischio è che di qui a un mese i nostri porti rimangano del tutto deserti” afferma allarmato Gucciardo. “E non vedo all’orizzonte, così com’è stato per il post seconda guerra mondiale, uomini illuminati pronti a riscrivere una nuova Bretton Woods, un nuovo ordine economico per promuovere una rinnovata stabilità economica”.
Il sindacalista dedica una sua ultima riflessione all’impatto devastante che la guerra in Iran sta avendo sui civili e sui bambini: “Finché continueremo a piangere i morti ed a assistere inermi alla devastazione del nostro mondo, non ci potrà essere nient’altro di cui valga la pena parlare: chiediamo tutti a gran voce che le ostilità cessino immediatamente. Solo dopo, potremo tornare a parlare di traffici e logistica”.
