Lo Stretto di Hormuz è sempre più il palcoscenico di una pericolosa escalation globale. Dopo l’annuncio del “Project Freedom” da parte del presidente statunitense Donald Trump, Teheran ha reagito istituendo una zona di controllo marittimo che minaccia di paralizzare una delle arterie energetiche più vitali del pianeta.
La nuova area di controllo marittimo annunciata dai Pasdaran attraverso l’Agenzia Tasnim promette di gettare nuova benzina sul fuoco. I messaggi intercettati sulle frequenze VHF non lasciano spazio a interpretazioni: nessuna nave di alcuna nazionalità potrà passare passare nell’area che, nel confine sud-orientale, va dal Monte Mobarak fino alle coste degli Emirati Arabi Uniti e, nel confine nord-occidentale, corre lungo la linea che va dalla punta occidentale dell’Isola di Qeshm, in Iran, a Umm Al Quwain, negli Emirati Arabi.
Questa nuova zona cuscinetto di fatto annette acque territoriali appartenenti all’Oman e agli Emirati, coinvolgendo strategicamente il porto di Fujairah, fondamentale valvola di sfogo per il greggio che cerca di evitare il blocco di Hormuz. Secondo i media, la mossa dell’Iran di creare una zona cuscinetto potrebbe essere un tentativo di impedire alle navi di compiere una traversata rapida dello Stretto di Hormuz lungo le acque territoriali dell’Oman.
Quel che è certo è che nelle ultime 48 ore la regione è scivolata nel caos: attacchi di droni, esplosioni e minacce radio dirette hanno colpito diverse navi commerciali.
Nella giornata di ieri si è registrata un’esplosione a bordo di una nave gestita dalla sudcoreana HMM, ferma all’ancora nel Golfo. Un incendio è divampato nella sala macchine, ma le autorità mantengono il riserbo: al momento non è confermato se si tratti di un attacco mirato o di un guasto tecnico accidentale.
Anche le navi che operano fuori dai circuiti ufficiali sono sotto attacco. Un audio in mandarino circolato sui social conferma che la petroliera JV Innovation è stata centrata da un missile, provocando un incendio sul ponte.
Parallelamente, il conflitto si è spostato nuovamente verso le infrastrutture a terra. Gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un massiccio attacco contro un impianto petrolifero nel porto strategico di Fujairah. Si tratta della prima violazione del cessate il fuoco nell’area: la difesa aerea degli Emirati ha dichiarato di aver abbattuto 15 droni iraniani, segnando una brusca fine alla fragile tregua regionale.
Intanto l’operazione statunitense ha segnato i primi, faticosi successi in un clima di guerriglia navale aperta. Secondo fonti militari citate dalla CBS, i cacciatorpediniere USS Truxtun e USS Mason, supportati da una copertura aerea costante, hanno guidato fuori dallo Stretto di Hormuz due mercantili battenti bandiera americana
Il transito non è stato pacifico. Fonti dell’esercito USA riferiscono che le unità militari sono state bersaglio di un “bombardamento sostenuto” condotto tramite uno sciame di piccole imbarcazioni d’attacco, missili e droni. Nonostante l’intensità dell’offensiva, il Pentagono assicura che nessuna unità americana è stata colpita. Il colosso della logistica Maersk ha confermato ufficialmente che una delle due navi messe in salvo è la Alliance Fairfax, gestita dalla sua controllata Farrell Lines.
Diverse imbarcazioni battenti bandiera USA hanno disattivato i transponder AIS per motivi di sicurezza. Ad oggi, all’interno del Golfo, ne risulterebbero bloccate ancora quattro: due petroliere e due portacontainer (gestite da Maersk e CMA CGM). Tra queste figura la Stena Imperative, già colpita da due missili lo scorso 2 marzo.