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Problemi di congestione portuale e ritardi

Il buco nero delle inefficienze

di Redazione Port News

Tra Gennaio ed Aprile, i problemi di congestione di cui hanno sofferto gli scali portuali, e i conseguenti ritardi nella consegna delle merce, hanno assorbito il 25% della capacità di stiva impiegata nel trade transpacifico e l’11% di quella impiegata nella rotta Asia-Europa.

A certificarlo è Sea-Intelligence, in un report in cui ha inteso accendere i riflettori sui danni provocati dai ritardi cumulati dalle navi nei viaggi di andata e ritorno lungo le principali rotti del globo terracqueo.

La consultancy firm prende ad esempio un roundtrip di sei settimane nel quale siano impiegate sei navi da 10.000 TEU. Ponendo che a causa dei noti problemi di congestione le portacontainer abbiano cumulato 5 giorni di ritardo nel viaggio head haul e 2 giorni in quello back haul, per assicurare la consegna di tutta la merce occorreranno non sei ma sette settimane.

Per consegnare gli stessi volumi sarà pertanto necessario aggiungere alla flotta impiegata una ulteriore nave cargo da 10.000 TEU. La capacità di stiva impiegata dal carrier lungo il trade dovrà dunque essere aumentata del 16,7%.

Utilizzando i propri database, Sea-Int sottolinea come, da una prospettiva globale, a Febbraio i ritardi cumulati dai carrier abbiano assorbito il 12% della vessel capacity complessiva, circa 2,8 milioni di TEU, mentre ad Aprile la perdita è stata dell’8,6%, pari a 2,1 milioni di TEU.

E’ come se l’intera flotta globale di Ultra Large Containership da 18.000 TEU e oltre fosse stata rimossa dal mercato.

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