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I dati di Xeneta

Il futuro dei container rimane incerto

di Redazione Port News

I noli dei contratti a lungo termine nel trasporto oceanico sono calati a giugno dell’1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, e di un ulteriore 0,6% rispetto a maggio (che si era chiuso con un -1,2%).

I dati sono stati forniti dalla società danese Xeneta, che ha appena pubblicato il suo ultimo rapporto mensile sugli XSI Public Indices.

«In questi mesi le compagnie attive nel settore hanno lavorato pancia a terra nel tentativo di bilanciare domanda e offerta», ha dichiarato il chief executive della società, Patrik Berglund.

In che modo? «Rimuovendo il tonnellaggio in eccesso dalle rote principali e rivedendo costantemente le proprie strategie nel tentativo di contenere i cali delle tariffe causati dalla situazione di lockdown che ha paralizzato il trasporto marittimo».

«Ciò che adesso dobbiamo chiederci – continua Berglund – è se i carrier riusciranno a resistere alla tentazione di rilasciare subito nuova capacità di stiva nel tentativo di incrementare il market share».

I carrier, insomma, stanno scalpitando per superare velocemente i postumi della sbornia da Covid e poter recuperare le quote di mercato perse in questi mesi. Il problema, per Xeneta, è uno solo: se lo faranno troppo velocemente rischieranno di far collassare le rate. I prossimi mesi «saranno quindi cruciali per il settore».

Il futuro rimane dunque incerto. Lo si evince anche dai dati di giugno sugli sviluppi commerciali regionali pubblicati dagli XSI di Xeneta.

In Europa, il benchmark delle importazioni ha continuato a calare, diminuendo (per il quarto mese consecutivo) dell’1,9%. Le esportazioni hanno invece resistito, calando soltanto di uno 0,3%. Sia i parametri di importazione che quelli di esportazione sono diminuiti negli Stati Uniti, con il primo in calo dell’4,6% mentre il secondo è scivolato del 3,5%.

Le importazioni dell’Estremo Oriente sono invece aumentate dell’1%, una buona performance cui fa da contraltare il calo dell’esportazioni (dello 0,4%). I benchmark su base annuale rimangono però positivi, con l’import che è aumentato del 7% rispetto al 2019 e l’export in crescita dell’1,3%.

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