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Addio al Mare libero? Diritto marittimo sotto attacco

Il modello Hormuz minaccia di contagiare il Mar Rosso

di Redazione

La libertà di navigazione in Medio Oriente è a un bivio drammatico. Non più solo missili e droni: la nuova minaccia per il commercio mondiale si chiama “pedaggio di guerra”.

Secondo gli esperti riuniti al Marine Insurance Asia 2026, il modello di tassazione illegale imposto dall’Iran nello Stretto di Hormuz potrebbe presto essere replicato dai ribelli Houthi a Bab el-Mandeb, trasformando il Mar Rosso in un varco a pagamento sotto il controllo delle milizie.

L’allarme arriva da Joe Sheffer, direttore della società di intelligence britannica Obsidian International. Nella ricostruzione fornita da Lloyd’s List, l’analista ha confermato come sia in atto un tentativo di  istituzionalizzare il controllo sul traffico marittimo.

Con il sostegno logistico di Teheran, la milizia yemenita starebbe puntando a passare dalla fase della distruzione a quella della gestione economica delle rotte, decidendo chi può passare e a quale prezzo.

La notizia arriva come una doccia fredda per giganti come Maersk e CMA CGM. Dopo la tregua di fine anno, le compagnie stavano timidamente riprendendo le rotte del Mar Rosso, ma la recente escalation nello Stretto di Hormuz ha riacceso il panico. “Se l’Iran può sequestrare navi e imporre pagamenti – è il ragionamento di fondo – nulla impedisce ai loro alleati yemeniti di fare lo stesso dall’altra parte della penisola arabica”.

L’opzione militare sembra dunque perdere efficacia. Sheffer ha ricordato come il sequestro di armi nell’agosto 2025 (le autorità antiterrorismo yemenite avevano intercettato una nave carica di armi proveniente dalla Cina) sia stato solo un assaggio della potenza tecnologica accumulata dagli Houthi. Nonostante i blocchi, flussi costanti di equipaggiamenti avanzati continuano ad arrivare nel porto di Hodeidah, rendendo la milizia un attore troppo armato per essere neutralizzato solo con raid aerei.

Gli analisti sottolineano un punto cruciale: gli Houthi rivendicano un’autonomia politica. Presentando le proprie azioni come difesa della causa palestinese o dello Yemen, si riservano il diritto di colpire in modo selettivo. Questo rende la pressione sul trasporto marittimo un’arma politica condizionale: un ricatto economico su scala globale che potrebbe ridefinire i costi di ogni singolo container in transito verso l’Europa.

Le recenti analisi presentate da Obsidian International dipingono uno scenario dove la tecnologia dei miliziani Houthi sta superando le capacità di protezione dei cacciatorpediniere più avanzati, minacciando di chiudere definitivamente una delle arterie vitali del commercio globale.

Secondo Joe Sheffer, l’incidente che ha coinvolto la HMS Diamond della Royal Navy britannica nel gennaio del 2024 rappresenta un punto di svolta drammatico. In una sola notte, la nave aveva abbattuto ben sette droni diretti contro imbarcazioni mercantili, stabilendo un record per la Marina militare britannica.

Il ragionamento dell’analista è che se una nave di quella classe può essere messa in difficoltà o sopraffatta, le tattiche di scorta utilizzate finora diventano inutili. «Non ci sarà più modo di organizzare convogli sicuri», avverte. «Se la protezione militare cade, la rotta verrà semplicemente chiusa».

Intervenendo su Port News, Gian Enzo Duci ha definito “inquietante”  quanto dichiarato da Sheffer, sottolineando come la fine del libero accesso ai mari segnerebbe il tramonto della globalizzazione odierna.

Citando i precedenti delle incursioni americane al di fuori delle acque territoriali venezuelane e indiane, Duci ha sottolineato come la libertà di navigazione venga oggi minacciata da una nuova ondata di tensioni.

“Bisogna tenere la barra dritta e la soglia di attenzione alta” afferma il managing director di ESA Group, aggiugendo che “non si può parlare di pedaggi per transiti marittimi in aree che non siano supportate da infrastrutture. Non è nemmeno lontanamente accettabile che in  determinati mari si possa far pagare una tassa di passaggio, operando in dispregio degli 80 anni di diritto internazionale marittimo”.

Duci ricorda come gli ultimi pedaggi ad essere stati riscossi per un transito marittimo siano stati aboliti nel 1857, ed erano quelli che per secoli erano stati fatti pagare dalla Danimarca alle navi in navigazione tra il Mare del Nord e il Mar Baltico.

Per l’esperto analista, la difesa della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) resta dunque l’unico argine per preservare quella libertà dei mari teorizzata da Grozio nel XVII secolo e oggi in grave pericolo. “’L’attuale formulazione è il risultato di un’evoluzione che parte dal dibattito tra mare liberum (Grotius, 1609) e mare clausum (Selden, 1635).  L’UNCLOS rappresenta il punto di arrivo di questo percorso, trasformando un principio filosofico in un regime giuridico vincolante, almeno sino ad ora…”

Duci lo afferma senza mezzi termini: “E’ evidente che gli Houthi, così come gli iraniani, abbiano strumenti sempre più sofisticati, tali da rendere la navigazione sempre più incerta, ma mettere in discussione questi principi aprirebbe alla fine dell’utilizzo del mare in maniera libera”.

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