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La Turchia diventa una testa di ponte per la spedizione delle merci in Asia

Il mondo dello shipping si adatta ai nuovi squilibri

di Redazione

In risposta all’attuale situazione di sicurezza in Medio Oriente, MSC ha introdotto nuove opzioni logistiche per il trasporto via Turchia di merci dirette in Iraq.

Il gruppo di Gianluigi Aponte ha comunicato nei giorni scorsi che potenzierà i servizi Tiger e Phoenix, che collegano direttamente l’Asia e il Mediterraneo Orientale, introducendo servizi aggiuntivi (di merchant o carrier haulage) che favoriscano il trasporto stradale della merce dai porti turchi di Iskenderun o Mersin.

Le principali destinazioni interne in Iraq includono le città di Zakho, Dohuk, Mosul, Erbil, Sulaymaniyah e Baghdad.

A detta della società armatoriale questa soluzione mira a garantire la stabilità della catena di approvvigionamento riducendo la dipendenza dai corridoi marittimi tradizionali attualmente interessati da tensioni geopolitiche, come lo Stretto di Hormuz.

“La soluzione di MSC evidenzia come la connettività intermodale stia diventando uno strumento critico di resilienza per le catene di approvvigionamento globali” scrive la senior consultant di MDS Transmodal, Antonella Teodoro.

“Con l’accesso marittimo a parti del Golfo sempre più limitato dalle tensioni geopolitiche – aggiunge – le portacontainer sono costrette a ripensare le tradizionali rotte e a fare maggiore affidamento sull’integrazione porto-entroterra e sui corridoi logistici interni”.

Per l’esperta analista questo tipo di servizio sottolinea l’importanza crescente delle catene logistiche flessibili tra mare e terra. I corridoi intermodali che collegano le porte d’accesso mediterranei ai mercati interni possono offrire vie alternative quando i punti di strozzatura marittima o l’instabilità regionale interrompono le rotte marittime consolidate.

Guardando al futuro, Antonella Teodoro evidenza come il successo di queste iniziative dipenderà molto dall’efficienza delle connessioni ferroviarie e stradali e dalla governance dei corridoi. La senior analyst evidenzia in particolare come il Development Road Project (l’ambizioso corridoio logistico e infrastrutturale da 17 miliardi di dollari progettato per collegare l’Asia all’Europa attraverso l’Iraq e la Turchia) miri a posizionare la regione come un nodo strategico di transito tra Asia, Medio Oriente ed Europa.

“In un contesto geopolitico sempre più incerto, la resilienza della catena di approvvigionamento dipenderà non solo dalle reti di navigazione, ma anche dalla solidità degli ecosistemi intermodali che collegano i porti ai mercati interni” conclude la Teodoro.

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