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Estate torrida e siccità

Il ritorno di El Nino agita le acque del Pacifico

di Redazione

La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti ha ufficialmente annunciato lo sviluppo di El Niño nel Pacifico tropicale. L’agenzia ha emesso un avviso formale, avvertendo che il fenomeno potrebbe intensificarsi entro la fine dell’anno fino a diventare uno dei più intensi mai registrati, con ripercussioni dirette e profonde sul trasporto marittimo globale.

Secondo il Climate Prediction Center della NOAA, esiste oggi l’88% di probabilità che l’evento raggiunga un’intensità “forte” tra novembre e gennaio, e il 63% che diventi “molto forte”.

Il superamento di questa soglia critica inserirebbe l’evento tra i più gravi dal 1950 a oggi. Sarebbe quindi paragonabile alle grandi anomalie del 1997-98 e del 2015-16, che scalarono la storia climatica lasciando un segno indelebile sulle catene logistiche e sui mercati dei noli.

Come noto, nel 2023-2024 El Niño ha scatenato una grave siccità nel Canale di Panama, costringendo l’Autorità del Canale di Panama (ACP) a imporre restrizioni sul pescaggio e a tagliare i transiti giornalieri fino al 40% rispetto ai livelli normali.

Dopo il superamento della crisi idrica, il traffico marittimo ha impiegato circa un anno per stabilizzarsi del tutto. Quest’anno l’ACP ha deciso di giocare d’anticipo: ancor prima dell’annuncio ufficiale della NOAA, ha ridotto il pescaggio massimo consentito nelle chiuse Neopanamax a 49,5 piedi (circa 15 metri). Una mossa guidata proprio dal timore del ritorno di El Niño. Con l’Autorità che monitora ormai la situazione su base settimanale, la certezza di un evento climatico di forte intensità rende molto probabile il ricorso a nuove e severe restrizioni in vista della stagione secca del 2027.

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