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Coronavirus e crisi

La fine orribile dei posti di lavoro

di Redazione Port News

Nel 2020 il Coronavirus potrebbe bruciare il 60% della forza lavoro impiegata a bordo delle navi da crociera, dei traghetti e dei car carrier. La stima, impietosa, è stata fornita dall’Europa Community Shipowners’ Association (ECSA), in un sondaggio sugli effetti che la Pandemia sta avendo sul settore.

L’Associazione, che ha avuto modo di intervistare un campione consistente di compagnie di navigazione, ha ottenuto dalla maggiorparte dei soggetti intervistati risposte sconfortanti, con l’unica eccezione del segmento tanker, su cui il Covid ha impattato in modo limitato.

Il quadro tratteggiato è quello di un mercato del lavoro sull’orlo del collasso, con livelli di disoccupazione che nel traffico navale del general cargo e container potrebbe toccare punte del 20%. E’ questo lo scenario peggiore, che secondo l’ECSA e i suoi intervistati potrebbe verificarsi se dai Governi non dovessero arrivare i finanziamenti necessari per superare l’emergenza.

Per la maggior parte degli operatori intervistati, le misure adottate dai propri Paesi per sostenere le imprese attive nel segmento crocieristico così come in quello dei traghetti e dell’automotive hanno però corto respiro, avendo un effetto limitato al breve periodo e non adattandosi sufficientemente al settore dello shipping.

In molti, poi, si dicono insoddisfatti per le misure messe in campo dai propri paesi, sottolineando come tali interventi siano per la maggioranza dei casi di valenza regionale, tutt’al più nazionale, e quindi non in grado di sostenere la totalità dei marittimi impiegata a bordo di una nave.

Ma i governi stanno realmente aiutando il settore? Per la metà degli intervistasti la risposta è negativa. Molti ritengono infatti che il Paese di appartenenza non abbia fatto abbastanza. Soltanto per una piccola parte degli operatori le banche hanno messo in campo misure adeguate per l’accesso a nuova liquidità ma gli oneri amministrativi da sostenere per l’accesso al credito rimangono comunque troppo alti. I costi per accedere al credito sono nella maggior parte dei casi superiori ai benefici.

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