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Commercio internazionale

L’equilibrismo dello shipping globale

di Redazione
Muoversi oggi nel mercato dello shipping globale è diventato un esercizio di equilibrismo. Da un lato le mosse protezionistiche di Washington stanno ridisegnando le rotte commerciali; dall’altro, i grandi vettori marittimi continuano a stringere i cordoni dell’offerta per evitare il crollo dei prezzi. La flotta mondiale cresce, è vero, ma le compagnie stanno cancellando partenze (blank sailing) a ritmi senza precedenti, riuscendo così a tenere i noli artificialmente alti.
Gli ultimi dati di Sea-Intelligence fotografano chiaramente questa strategia. Nella prima metà dell’anno, la capacità sottratta al mercato è aumentata in modo esponenziale rispetto all’espansione della flotta se confrontiamo i dati con lo stesso periodo del 2019.
Sulla tratta Asia-Costa Est degli Stati Uniti, ad esempio, a fronte di un aumento della capacità programmata del 46%, lo spazio effettivamente annullato è schizzato del 215%. Scenario simile sulla Asia-Mediterraneo, dove la capacità è cresciuta del 56% ma i ritiri di stiva sono balzati del 159%.
Lo squilibrio prosegue anche sulle rotte verso il Nord Europa (+20% di capacità ma +83% di tagli) e verso la Costa Ovest americana (+16% di spazio totale contro un +62% di cancellazioni)

In pratica, i vettori stanno aumentando la capacità annullata a tassi fino a 4,6 volte superiori rispetto all’iniezione di nuove navi. Il tonnellaggio di nuova consegna viene sistematicamente congelato per esercitare un controllo ferreo sull’offerta e mantenere alto il prezzo del trasporto. Di conseguenza, il mercato si ritrova con un tasso strutturale di ritiro della capacità compreso tra il 10% e il 14%.

L’obiettivo degli armatori resta quello di frenare la discesa delle tariffe spot, che nelle ultime settimane hanno mostrato segni di cedimento arrivando a una media di 4.374 dollari per FEU (container da 40 piedi). Drewry evidenzia cali diffusi: sulla Transpacifica la Shanghai-Los Angeles è scesa del 6% (5.878 dollari/FEU) e la Shanghai-New York del 4% (7.598 dollari/FEU). Anche sul fronte europeo la tendenza è al ribasso, con la Shanghai-Genova che cede il 5% (5.988 dollari) e la Shanghai-Rotterdam l’1% (4.824 dollari). Nonostante la flessione, parliamo comunque di prezzi storicamente molto alti, difesi proprio dal controllo ferreo delle compagnie.
A complicare il quadro logistico ci si mette anche la politica doganale statunitense.

La scadenza dei dazi globali introdotti dall’amministrazione Trump ai sensi della Sezione 122 rappresentano un’altra fonte di preoccupazione per chi opera nel mondo dello shipping. Venerdì scorso, la Casa Bianca ha immediatamente eretto un nuovo muro doganale attivando i dazi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, aggirando così il recente blocco della Corte Suprema sui dazi d’emergenza (IEEPA).

La nuova misura si basa su una mozione del Rappresentante al Commercio degli Stati Uniti (USTR), secondo cui i Paesi che rappresentano il 99% delle importazioni americane non avrebbero vietato l’import di merci prodotte tramite lavoro forzato. Per questo motivo, la nuova barriera è già stata ribattezzata dazi “FLIP” (Forced Labour Import Prohibition).

La nuova mappa dei dazi americani penalizza 35 mercati chiave — tra cui Cina, Vietnam, Brasile e Thailandia — che vedranno salire l’aliquota al 12,5%. Restano invece congelate al 10% le tariffe per altri 17 Paesi, mentre l’Unione Europea e Taiwan beneficiano di un posizionamento di vantaggio. Mentre la normativa precedente prevedeva un dazio del 10% da sommare al dazio base MFN (Most Favoured Nation), la misura odierna fissa un tetto massimo complessivo del 10%. Per il Vecchio Continente, le nuove soglie sono quindi inferiori a quelle concordate un anno fa in Scozia, pari al 15%.

La reazione del mondo economico è stata durissima. Come riportato da Lloyd’s List, Scott Lincicome, vicepresidente per l’economia generale del Cato Institute, ha stroncato i nuovi provvedimenti di Trump definendoli senza mezzi termini “dazi farsa”. I consorzi di importatori che avevano già vinto i ricorsi contro i dazi IEEPA e la Sezione 122 hanno depositato venerdì nuove cause legali.

Per i direttori della logistica e della supply chain globali, lo scenario non lascia spazio a improvvisazioni: l’incertezza tariffaria americana e l’instabilità geopolitica costringono a una ricalibrazione immediata delle scorte minime di sicurezza nei magazzini e a una totale revisione delle strategie di allocazione del budget per i prossimi mesi.

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