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I dubbi dell'Association of European Vehicle Logistics

L’hard Brexit fa paura all’automotive

di Redazione

L’hard Brexit fa paura a tutti. Anche al mondo della logistica dell’auto, che continua a interrogarsi su quali effetti questo evento avrà sulla loro attività.

A porsi la questione è stata l’ECG (The Association of European Vehicle Logistics) che mercoledì scorso si è riunita  in quel di Zeebrugge per discutere dell’impatto che il divorzio tra la Gran Bretagna e l’UE potrebbe avere sugli scambi transfrontalieri.

Nessuno – tra gli oltre 80 fornitori di servizi logistici, rappresentanti di case automobilistiche, operatori portuali e funzionari doganali che hanno partecipato al meeting – se l’è sentita di fare delle previsioni.

E nessuno sa dire quando arriverà il B-Day: se il 29 marzo, come previsto da Bruxelles, o a giugno, come vorrebbe il premier britannico Theresa May (ma solo se la prossima settimana Westminster approverà, al terzo tentativo, il controverso accordo che lei ha raggiunto a novembre con l’Unione Europea).

Di certo c’è che il no deal rischia di essere «una catastrofe» per l’industria dell’auto, come ha fatto osservare Erik Jonnaert, segretario generale dell’ACEA, l’associazione europea dei costruttori di automobili.

Sebbene le esatte implicazioni della Brexit siano ancora difficili da prevedere, per i rappresentanti dell’ECG qualsiasi cambiamento correlato all’attuale livello elevato di integrazione, e quadro normativo, avrà comunque delle conseguenze negative per i produttori e i fornitori di automobili.

I sistemi di produzione “just in time”, così vitali per l’industria automobilistica europea, saranno indubbiamente influenzati dai controlli alle frontiere e dalla congestione dei porti.

 

 

 

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