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L'analisi del Climate Action Tracker

Lotta all’inquinamento in alto mare

di Redazione Port News

Gli sforzi che l’industria dello shipping sta facendo per tagliare le emissioni di CO2 e ridurre il riscaldamento globale sono «gravemente insufficienti».

È quanto si legge nel report Climate Action Tracker, un’analisi scientifica indipendente che segue e monitora i progressi realmente conseguiti nella lotta all’inquinamento ambientale con riferimento ai settori del trasporto aereo e marittimo.

Nello studio si afferma come l’obiettivo fissato dall’Internatonal Maritime Organization (IMO) sull’abbattimento del 50% dei gas serra entro il 2050 sia troppo debole se rapportato ai target dell’Accordo di Parigi, che stabilisce di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC.

«Per conseguire le rapide riduzioni previste dagli accordi di Parigi, occorrerebbe invece che il trasporto marittimo e quello aereo raggiungessero le emissioni zero di gas serra entro il 2060», si legge nello studio prodotto da due organizzazioni di ricerca indipendenti, Climate Analytics e New Climate Institute.

Entrambe si mostrano particolarmente critiche nei confronti dell’IMO e della sua ambizione di arrivare a ridurre le emissioni di almeno il 30% entro il 2030. Secondo il Climate Action Tracker, se tutti gli altri settori si prefissassero lo stesso target, si arriverebbe al massimo a limitare il riscaldamento globale al di sopra dei 4 gradi centigradi.

L’istituto di ricerca International Council on Clean Transportation afferma come gli obiettivi di IMO per il 2030 siano stati fissati nel 2018, quando la flotta navale mondiale aveva già ridotto l’intensità di carbonio del 30% rispetto ai livelli del 2008.

L’IMO dovrebbe rivedere la propria strategia ambientale nel 2023. Il Climate Action Tracker chiede che vengano definiti obiettivi più stringenti.

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