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Tasse e porti

L’UE riveda la propria decisione

di Redazione Port News

Il Governo si impegni ad operarsi presso le istituzioni europee al fine di addivenire ad una revisione della decisione della Commissione Europea e a promuovere un tavolo tecnico a livello ministeriale finalizzato alla definizione di un complesso di controdeduzioni da inoltrare all’Unione Europea.

E’ quanto hanno chiesto ieri, in una risoluzione scritta presentata alla Camera, i deputati di Italia Viva Raffaella Paita, Mauro Del Barba, Luciano Nobili e Massimo Ungaro.

I parlamentari ricordano come con lettera del 15 novembre scorso, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea in data 10 gennaio 2020, la Commissione europea abbia comunicato all’Italia la propria decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea in merito all’esclusione dall’Ires dai porti italiani;

Il documento – ricordano i deputati – fa seguito alla decisione – adottata in data 8 gennaio 2019 – in cui la Commissione europea propone al nostro Paese, ai sensi dell’articolo 22 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, di adottare opportune misure atte ad abolire la vigente esenzione dall’imposta sulle società per i porti in Italia e a garantire che i porti che svolgono attività di natura economica siano assoggettati allo stesso regime di imposta sulle società che si applica alle imprese private;

«Il nostro Paese – si legge nella risoluzione – ha sempre sostenuto che le Autorità portuali siano parte integrante della pubblica amministrazione, svolgendo compiti e servizi di matrice pubblicistica, conseguentemente assoggettabili alle disposizioni di cui all’articolo 74 del Tuir, ove si determina l’esclusione degli enti pubblici dall’applicazione dell’Ires di cui al titolo II, capo I, dello stesso testo unico».

Secondo gli scriventi la Commissione non considera, ai fini dell’esclusione delle AdSP dall’applicazione dell’IRES,  la circostanza che esse contribuiscono al perseguimento dell’interesse pubblico generale.

Difatti,«in base alla legislazione vigente, l’utilizzazione degli spazi portuali è assegnata alle autorità in quanto funzionali allo svolgimento di funzioni di rango pubblicistico, non già al perseguimento dell’interesse economico derivante dai ricavi delle attività ivi operate; inoltre, l’attività delle autorità si svolge mediante atti tipici amministrativi, quali autorizzazioni e concessioni. Da ciò discende che è preminente l’interesse pubblico rispetto all’ottica di mercato che prevede la massima utilizzazione economica e reddituale della risorsa portuale»;

Secondo i presentatori dell’atto di indirizzo, non apparirebbe quindi possibile assimilare i canoni dell’utilizzazione degli spazi portuali «a rendite di attività di locazione presenti in altri Paesi europei ove si adotta un modello di mercato, ove la finalità è per l’appunto la massimizzazione della redditività nell’utilizzo della risorsa portuale»;

Ecco perché, a detta dei parlamentari, il Governo deve agire subito e convincere Bruxelles a rivedere la propria decisione.

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