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Cambi degli equipaggi

Marittimi, rimpatriato solo il 30%

di Redazione

Fino ad oggi è stato effettuato soltanto il 30% dei cambi di equipaggio necessari. 100 mila marittimi sono stati rimpatriati ma altri 200.000 sono ancora sequestrati a bordo delle proprie navi, dalle quali molti non scendono da oltre un anno.

Lontani da casa, in condizioni psico-fisiche al limite, costretti a lavorare con contratti scaduti da tempo. Il dramma dei marittimi prigionieri non sembra ancora trovare una soluzione definitiva. A denunciare la situazione è l’associazione internazionale Intermanager, i cui iscritti gestiscono il 30% della flotta mondiale oggi attiva.

«O mentono o fingono di non vedere la realtà» tuona il direttore generale dell’associazione, Kuba Syzmanski, citando a titolo di esempio le numerose difficoltà che a causa della pandemia si stanno ripercuotendo sui seafarer, in particolare su quelli emiratini, che tutt’oggi non riescono a rimpatriare.

«Nelle scorse settimane, i vertici politici degli Emirati Arabi hanno offerto rassicurazioni su una rapida soluzione del problema, dichiarandosi disponibili ad effettuare i cambi degli equipaggi, ma allo stato dei fatti le autorità locali che controllano i confini non permettono che ciò accada». Symanski denuncia la mancanza di coerenza e le contraddizioni di un Paese che permette l’ingresso dei turisti ma non quello dei seafarer.

Problemi simili si riscontrano anche in Paesi come le Filippine e l’India. Secondo l’Associazione i voli organizzati per il rimpatrio sono pochi e i posti riservati ai marittimi ancora meno.

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