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Imprigionati da oltre quattro mesi

Marittimi Celanova, Odissea finita

di Redazione Port News

Quattro mesi prigionieri di una nave in avaria, ferma nel porto di Manila, senza la possibilità di salpare, né di scendere, né di muoversi liberamente. E soprattutto, senza stipendio e con mesi di arretrato.

Il dramma dei 15 marittimi spagnoli e cubani della Celanova si è concluso ieri, con il pagamento degli stipendi dovuti e la rassicurazione che presto riabbracceranno le loro famiglie.

L’Odissea dei seafarer è durata più di otto mesi. Tutto è cominciato a dicembre del 2019 quando la nave, proveniente da Singapore e diretta in Cina, è stata colpita da una forte tempesta a 13 miglia di distanza dalla capitale delle Filippine.

Il fortunale ha provocato più danni del previsto: la Celanova, una piccola tanker adibita al trasporto di GPL, ha perso il timone, e con esso la possibilità di proseguire il viaggio. L’armatore, la società spagnola Global-Gas, che versava in condizioni economiche difficili e che di lì a poco, infatti, avrebbe dichiarato lo stato di insolvenza, ha pensato bene di abbandonare la nave e i marittimi al proprio destino.

A dare conforto agli uomini della Celanova e ad assisterli sino al rimpatrio è stato il sindacato internazionale dei marittimi, l’International Transport Workers’ Federation, che si è subito attivato chiedendo al governo filippino di rimorchiare la nave sino allo scalo di Manila, e facendo pressione sia sul governo spagnolo che sull’assicuratore della nave, the American Club, perché si risolvesse il contenzioso attivo con la società proprietaria.

Purtroppo, i guai sono aumentati subito dopo l’approdo di fortuna a Manila. Il sopraggiungere della crisi pandemica ha infatti reso ancora più difficile la situazione: il porto filippino ha chiuso i battenti e i seafarer, di nazionalità spagnola e cubana, hanno praticamente vissuto i mesi seguenti in una condizione di semi-prigionia, con pochi viveri a disposizione e senza certezze su futuro.

I 15 seafarer della Celanova, ingaggiati e saliti a bordo ad ottobre del 2019, non si sono più potuti muovere fino a lunedì scorso. Dopo essere stati pagati dall’armatore, che doveva loro nove mesi di arretrati,  riceveranno nei prossimi giorni i biglietti aerei per fare ritorno a casa.

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