Nello shipping anche un solo errore di valutazione può avere effetti disastrosi per le compagnie di navigazione. L’eccesso di fiducia nelle proprie capacità e la tendenza a sovrastimare le probabilità di ripresa della domanda in risposta ai fenomeni contingenti possono di fatto portare a risultati molto diversi da quelli originariamente previsti.
Ed è quello che sta accadendo ora sui collegamenti tra il Far East e il continente americano, letteralmente inondati di nuovo tonnellaggio a seguito dell’annuncio della sospensione provvisoria delle tariffe reciproche USA-CINA decisa lo scorso 12 maggio dall’amministrazione Trump.
Una decisione, quella presa dal Tycoon, che ha alimentato una nuova corsa alle spedizioni di merce dalla Cina da parte dei caricatori in import, con un effetto rimbalzo sui noli spot, che nelle ultime settimane sono aumentati.
Il problema però è che la ripresa delle prenotazioni non è stata così significativa da bilanciare gli squilibri sul lato dell’offerta provocati dall’immissione di ulteriore capacità lungo le rotte est-ovest.
La riduzione dei dazi del 115% sulle importazioni cinesi non ha probabilmente avuto sulla domanda gli effetti che molti analisti credevano avrebbero avuto.
A confermarlo è lo Shanghai Containerized Freight Index, che lungo i servizi di collegamento da Shanghai alla costa occidentale degli USA ha fatto registrare alla fine delle scorsa settimana un calo del 33% su quella precedente. Su questa rotta i noli sono precipitati a una media di 2772 dollari a FEU. Si tratta di un risultato inferiore del 45% rispetto ai livelli di due anni fa, e di soli 425 dollari superiore rispetto al livello della settimana conclusasi lo scorso 9 maggio, poco prima dell’annuncio della sospensione dei dazi.
Nei collegamenti tra Shanghai e la costa orientale statunitense, i noli sono calati del 21% su base settimanale, a 5352 dollari a FEU. Rispetto a inizio giugno, il decremento registrato si attestato attorno al -23%.
Anche Drewry riporta risultati del tutto simili.
Dopo sei settimane di rialzo continuo, i noli spot del trasporto marittimo di container sono crollati del 7% rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 3279 dollari a FEU.
Il calo è principalmente dovuto alla scarda domanda di merce da parte degli Stati Uniti e per Drewry è un segnale che la recente impennata delle importazioni negli USA, verificatasi dopo la sospensione temporanea dei dazi doganali, non avrà l’impatto duraturo che inizialmente gli analisti avevano previsto.
In particolare, le rate sulla Shanghai – New York sono diminuite del 10%, a 6584 dollari a FEU, anche se rimangono più alte dell’81% rispetto a sei settimane fa. In calo del 20% i noli sulla Shanghai – Los Angeles (+73% rispetto all’8 maggio scorso).
Come è potuto accadere ciò? Il periodico Lloyd’s List suggerisce l’ipotesi che i dazi statunitensi sulle importazioni cinesi siano oggi ancora troppo elevati. Con la sospensione di 90 giorni, le tariffe sono passate dal 145 al 30%. Si tratta però di una riduzione non solo temporanea ma anche parziale: restano infatti in vigore i dazi reciproci USA del 10% e le misure tariffarie imposte dagli USA prima del 2 aprile, tra cui le tariffe su acciaio, alluminio e auto.
Nella sostanza, i dazi sull’import cinese sono oggi del 55%, un risultato che è il frutto della somma tra l’aliquota al 30% decisa durante il primo incontro a Ginevra e il +25%, la percentuale decisa dal primo mandato Trump.
“E’ chiaro ormai a tutti che la corsa al front-loading ha calato il ritmo, tanto da arrestarsi” afferma il ceo di Vespucci Maritime, Lars Jensen, commentando i dati dello SCFI. “Gli shipper non vogliono più anticipare le spedizioni prima della scadenza tariffaria del 14 agosto” sottolinea, aggiungendo che “la nuova situazione di incertezza normativa ha cambiato la prospettiva di rischio dei caricatori e degli spedizionieri”.
Il riferimento è alla battaglia sui dazi in Tribunale e alla decisione della Corte d’Appello degli USA di accogliere il ricorso dell’amministrazione Trump, sospendendo così temporaneamente la sentenza della US Court of International Trade, che aveva bloccato le tariffe reciproche a gran parte del mondo. Lo scontro giudiziario è solo all’inizio e probabilmente arriverà alla Corte Suprema, ma l’aria che si respira negli ambienti interni al settore si sta facendo pesante.
Anche l’attuale stato di avanzamento sugli accordi commerciali, finiti in una sorta di limbo, rischia di prolungare il periodo di incertezza.
“Le tariffe spot hanno raggiunto il picco, ma potremmo assistere a fluttuazioni da qui al 13 agosto, data a partire dalla quale verranno ripristinati i dazi al 145% sulla Cina” afferma il ceo di Xeneta, Peter Sand.
“Fino a quel momento, le tariffe spot dovrebbero rimanere al di sopra dei livelli registrati a maggio, prima del Giorno della Liberazione” aggiunge, sottolineando come per il prossimo futuro si preveda un calo significativo della domanda. “Gli spedizionieri hanno anticipato le importazioni per tutto il 2024 e l’inizio del 2025, quindi le scorte saranno abbondanti una volta terminata l’attuale corsa al carico” afferma.
“Con il calo della domanda e il continuo ritorno della capacità sui traffici statunitensi, è probabile che le tariffe spot tornino ai livelli del primo trimestre”.