© Luigi Angelica
Focus

Noli alle stelle, domanda al palo: il bluff dello shipping

di Redazione

Il trasporto marittimo globale va incontro a un’estate di forti anomalie, dove l’andamento dei prezzi maschera la reale tenuta dei volumi. Dietro al rally dei noli non c’è infatti una crescita strutturale dei consumi ma la corsa degli importatori ad anticipare le spedizioni per evitare futuri blocchi logistici.

E’ questa la conclusione cui giunge Xeneta in un report in cui mette in fila le ultime tendenze di mercato, facendo notare come i nuovi supplementi sul carburante da 500 dollari a container in arrivo a luglio e le continue tensioni geopolitiche nel Mar Rosso stiano continuando a gonfiare i listini.

Durante una tavola rotonda sui noli a New York organizzata dalla società di analisi danese, gli operatori hanno confermato che i disagi logistici non si sbloccheranno prima del terzo trimestre, costringendo molte aziende a pianificare l’intero anno in modalità di emergenza.

I numeri confermano il trend: sul trade Asia- Nord Europa il costo di un container da 40 piedi è schizzato a 3.649 dollari (+27% in una sola settimana). Sull’Asia- East Coast USA, la tariffa è balzata del 20%, toccando quota 3.933 dollari.

“L’ondata di aumenti delle tariffe di nolo sta prendendo slancio”, ha avvertito Peter Sand, capo analista di Xeneta. “Finché i caricatori cercheranno di anticipare le importazioni, i vettori spingeranno i prezzi verso l’alto. Il picco globale potrebbe essere ancora lontano”.

Secondo l’analista di Xeneta, Eloisa Tovee, le aziende stanno accumulando le scorte a giugno, alimentando il concreto rischio di un improvvisa carenza di volumi dei mesi successivi. “Continuando di questo passo – ha affermato – i volumi commerciali di agosto crolleranno, esponendo le imprese a pesanti squilibri di inventario e a macroscopici errori di previsione finanziaria”.  Non è una mera congettura, ma una previsione supportata anche dalle proiezioni congiunte della National Retail Federation e di Hackett Associates, secondo le quali le importazioni di container negli Stati Uniti rimarranno stabilmente al di sotto dei livelli dello scorso anno fino all’inizio dell’autunno.

Si tratta di una tendenza che i grandi caricatori avevano già intercettato. Nonostante il caos dei prezzi spot causato dalle crisi in Medio Oriente, chi ha negoziato contratti a lungo termine dall’inizio dell’anno è riuscito a strappare tariffe decisamente inferiori ai valori correnti di mercato. Un segnale inequivocabile: dietro la retorica dei rincari, i grandi vettori marittimi sanno che i volumi futuri non sono garantiti e stanno già competendo in modo aggressivo pur di assicurarseli.

I dati Xeneta sull’andamento post-crisi evidenziano la portata del fenomeno: sulle rotte transpacifiche, le tariffe a breve termine dalla Cina settentrionale verso la Costa Occidentale degli Stati Uniti sono letteralmente decollate, segnando un +125%. Lungo le rotte euro-asiatiche i noli verso il Nord Europa hanno registrato un incremento superiore al 50%.

L’impennata dei noli sarebbe più digeribile per le imprese se a essa corrispondesse un miglioramento del servizio. La realtà, invece, delude le aspettative: l’affidabilità globale degli orari è colata a picco, oscillando tra un misero 35% e il 40% sulla maggior parte delle rotte globali. Ormai, per i grandi caricatori multinazionali, aggiungere una settimana intera a ogni stima sui tempi di transito è diventata una prassi standard.

C’è poi un altro dato da prendere in considerazione: le disruption della catena logistica.  Le spedizioni deviate per evitare lo Stretto di Hormuz stanno causando forti congestioni negli hub di trasbordo del Sud-est asiatico, inclusi Singapore e il porto malese di Port Klang.

“Le interruzioni portuali sono tossiche per le catene di approvvigionamento, specialmente nei nodi di interscambio globali”, ha spiegato Peter Sand a Bloomberg. Questo blocco genera un effetto rimbalzo paradossale: la congestione asiatica finisce per far impennare i prezzi anche sulle rotte transpacifiche, mercati che geograficamente non avrebbero nulla a che fare con la crisi mediorientale.

Nel medio periodo, gli operatori marittimi dovranno fare i conti anche con i danni collaterali causati dalle lunghe attese delle flotte nelle calde acque del Golfo. I prolungati periodi di sosta forzata stanno accelerando i fenomeni di incrostazione delle carene (hull fouling). Secondo Xeneta, si tratta di un problema tecnico tutt’altro che trascurabile: lo sporco accumulato sullo scafo aumenta l’attrito in acqua, riduce drasticamente l’efficienza energetica delle navi e richiederà massicci interventi di manutenzione straordinaria non appena i transiti torneranno alla normalità.

In conclusione, Xeneta fa osservare come lo shipping si trovi oggi all’incrocio di cinque forze simultanee. L’effetto frontloading, le crisi geopolitiche in Medio Oriente, i ritardi cronici dei vettori, che riducono la reale capacità di stiva disponibile sul mercato, e una domanda di consumo reale debole andranno a determinare l’evoluzione del mercato nella seconda metà dell’anno.

Questa convergenza di fattori genera una tensione senza precedenti: i prezzi dei noli segnalano una forza apparente ma gli indicatori macroeconomici svelano che si tratta di una crescita drogata dalle emergenze e dalle scadenze di calendario.

Torna su