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Operazione "Arcipelago pulito"

Pesca in rete contro un mare di plastica

di Redazione

Quello dell’immondizia nel mare è un problema grave e globale che investe in maniera particolare un mare semichiuso come il Mediterraneo.

Si stima che al suo interno siano dispersi almeno 250 miliardi di frammenti di plastica mentre alcuni studi sul mar Tirreno sostengono che il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati siano di plastica (il 41% dei quali costituiti da buste e frammenti).

Statisticamente in ogni chilometro quadrato si trovano pertanto più di 13 di questi grandi rifiuti, che spesso rimangono impigliati nelle reti dei pescatori. Per un incredibile paradosso i lavoratori del mare non possono però tenere pulita quella che a buon diritto considerano la loro casa.

A causa di una legislazione poco chiara e di un vuoto normativo, il pescatore che torna in porto con plastiche assimilabili a rifiuti speciali ne diventa infatti responsabile: o le smaltisce a proprie spese oppure è costretto a ributtarle in mare.

Il problema è stato risolto lo scorso aprile a Livorno con la sottoscrizione di un accordo di programma tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, la cooperativa di pescatori Cft, Regione Toscana e Ministero dell’Ambiente (oltre a numerosi altri soggetti come Direzione marittima della Toscana, Legambiente, Unicoop Firenze, Labromare e Revet).

Adesso ogni imbarcazione dispone a bordo di sacchi nel quale raccogliere i rifiuti plastici. Una volta giunti in porto questi vengono depositati in un apposito contenitore sulla banchina per poi essere trasferiti a Pontedera, dove vengono analizzati e classificati per essere successivamente destinati al riciclaggio o allo smaltimento.

L’esperimento, che durerà almeno fino a ottobre, sta ottenendo risultati importanti: ogni giorno ciascuna imbarcazione raccoglie all’incirca 20-30 chili di plastica («Il 3% del pescato» precisano gli stessi pescatori).

Al momento interessa solo lo scalo labronico: trecento chilometri quadrati nel cuore dell’Arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei, lungo la costa verso Grosseto. Non si esclude che nel prossimo futuro possa comunque essere esteso anche a Piombino, all’isola d’Elba e a quella di Capraia.

Del resto di tratta di un progetto di assoluta avanguardia a livello nazionale, anche perché nel mondo esperienze simili sono state realizzate finora soltanto in Canada e nel nord Europa.

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