Nei prossimi mesi almeno 120 petroliere sanzionate potrebbero abbandonare le bandiere di comodo per rifugiarsi sotto quella russa. Lo certifica Windward nel suo ultimo report, suggerendo la possibilità che tale tendenza sia stata accelerata dalla nuova ondata di sequestri navali messi in opera da Stati Uniti, Francia e Regno Unito con l’obiettivo di demolire pezzo dopo pezzo la flotta ombra di petroliere specializzate nel trasporto di greggio sanzionato (russo, iraniano o venezuelano).
La società di analisi marittima sottolinea come nel corso del 2025 si siano intensificate le attività di controllo in mare da parte degli USA. Non solo, il 26 gennaio scorso i paesi europei hanno formalmente dichiarato guerra alle navi apolidi, che non possiedono cioè una nazionalità ufficiale perché non validamente registrate presso alcuno Stato, o perché espulse dai registri ritenuti troppo permissivi (Guyana, Botswana, Guinea) per effetto della stretta repressiva dei paesi occidentali.
La corsa al reflagging russo potrebbe essere letta come una mossa disperata che permetterebbe però alle petroliere sanzionate di evitare l’abbordaggio diretto da parte delle forze militare europee e internazionali. Il cambio di bandiera verso la Russia, che spesso è l’unico registro disposto ad accettarle, ripristina infatti la protezione legale ai sensi del diritto marittimo internazionale, almeno per il momento. Toccarle significherebbe entrare in guerra con il Cremlino.
Da maggio scorso sono state 70 le navi della flotta ombra che hanno optato per il passaggio alla bandiera russa. 40 di queste unità navali hanno formalizzato il cambio a dicembre, quando sono iniziati gli abbordaggi, i sequestri e i fermi di navi operanti sotto bandiera contraffatta.
Solo la scorsa settimana, almeno tre imbarcazioni — Akkord, Saga, e Topaz — sono passate alla bandiera russa abbandonando i registri fraudolenti. Che, di fatto, non offrono alcuna protezione in caso di abbordaggio.
Metà delle navi che hanno optato per il cambio di bandiera appartengono alla Sovcomflot, il colosso statale russo della navigazione mercantile e una delle aziende leader a livello mondiale nel trasporto di idrocarburi (petrolio e gas).
Prima di febbraio 2022, Sovcomflot registrava in Russia circa un terzo della sua flotta, affidandosi a registri aperti per la parte restante. Tale quota è ora salita al 56%. Negli ultimi dieci mesi, quasi 30 petroliere di proprietà della società hanno cambiato bandiera e sono tornate al registro russo.
Oggi si contano poco più di 100 petroliere battenti bandiera russa con portata superiore alle 50.000 tonnellate di stazza lorda (dwt), quasi il doppio rispetto ai numeri di 12 mesi fa. Questo spostamento ha rafforzato il controllo della Russia sulla propria catena logistica delle esportazioni e ha ridotto i transiti con bandiera contraffatta attraverso il Baltico, il Mediterraneo e il Canale della Manica.
Nel frattempo, negli ultimi quattro mesi sono state tracciate almeno 24 petroliere con bandiera falsa in transito nel Baltico, e almeno una dozzina sono state messe in stato di fermo (quarantined) in Venezuela in base alle misure statunitensi imposte dalla fine di novembre.
Le 120 petroliere prossime al cambio di bandiera operano sotto 19 registri fraudolenti, tra cui Botswana, Guyana, Guinea e Madagascar. Queste imbarcazioni fanno parte delle oltre 650 petroliere sanzionate per aver eluso le misure relative alla Russia e, negli ultimi due anni, sono state sottoposte a una stretta sorveglianza durante la navigazione da e verso i porti russi del Mar Baltico.