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L'analisi di GMS

UE, poco mercato per le demolizioni

di Redazione Port News

I 34 cantieri navali inseriti nella lista della Commissione UE hanno una capacità di smaltimento insufficiente che limita notevolmente le loro potenzialità di mercato.

Ad affermarlo in un webinar dedicato al tema delle demolizioni navali è Anil Sharma, fondatore e ceo di GMS, il più grande cash buyer di navi arrivate a fine vita.

GMS fa osservare come il Regolamento UE n. 1257/2013 relativo al riciclaggio delle navi rappresenti sicuramente un costo per gli armatori e lasci loro poche opzioni di scelta per lo scrapping delle navi più grosse tra cui, le capesize bulker, le very large ore carrier, le big tanker e le large container ship.

In poche parole «L’Unione Europea non ha la capacità di riciclare questo tipo di unità». Da ciò deriverebbe il successo di cui continuano a godere i cantieri navali del Far East, soprattutto quello localizzati in Pakistan, India e Bangladesh.

Come noto, il regolamento comunitario ha lo scopo di definire un quadro normativo delle demolizioni navali fissando precisi standard in materia di tutela dell’ambiente e sicurezza dei lavoratori, provvedendo a stilare una lista dei cantieri che rispettano i requisiti minimi stabiliti da Bruxelles.

La misura, che vale però soltanto per le navi comunitarie, pone sicuramente un argine alla pratica di spiaggiamento nel Far East, ma può essere facilmente aggirata, dal momento che la maggior parte del del naviglio mondiale batte bandiera di nazionalità diversa da quella del soggetto che esercita il controllo economico sulla nave stessa.

GMS afferma come il Pakistan continui a essere la meta preferita per lo ship-breaking.   I reciycling yard del subcontinente indiano stanno invece lavorando al di sotto della loro capacità, a causa delle limitazioni imposte dalle misure di lockdown.

Tra le strutture approvate dall’UE, quelle turche vanno per la maggiore: le sei facilities inserite nella white list comunitaria hanno fatto il pieno di ordini in questi mesi. Non è un caso che una delle più grandi compagnie crocieristiche al mondo, Royal Caribbean, abbia deciso di smaltire nella regione turca tre delle sue unità in via di dismissione. La Monarch, costruita nel 1991 e con una stazza lorda di 73.900 tonnellate, è stata già consegnata al cantiere di Aliaga, in Turchia, mentre altre due unità (la Sovereign, classe 1987 e la Horizon, classe 1990) sono attualmente in viaggio verso gli shipyard turchi.

I dati aggiornati a metà giugno indicano comunque come i cantieri pakistani abbiano aumentato notevolmente la propria attività di scrapping, prendendo in consegna in questi primi sette mesi dell’anno 26 navi a fine vita, per un tonnellaggio complessivo di 200.000 tonnellate (il 160% in più rispetto al tonnellaggio smaltito nel 2019).

I cantieri indiani hanno preso in consegna 104 vessel, totalizzando un milioni di tonnellate di lamiere da smaltire. Nello stesso periodo i centri navali demolitori del Bangladesh hanno ricevuto 80 navi (1,15 milioni di tonnellate).

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