La nuova riforma Rixi? “Dopo anni di tentativi, stiamo finalmente provando a risolvere il principale problema che affligge il Sistema Paese quando si parla di logistica e portualità: la mancanza di una regia unica sulle politiche attive dello sviluppo economico-sociale dei nostri porti”.
Fabrizio Vettosi esprime un giudizio prudentemente positivo del lavoro portato avanti in questi mesi dal viceministro Edoardo Rixi e approdato in forma di disegno di legge alla Ragioneria di Stato per la sua validazione formale.
Tra le principali novità della proposta di legge quella riguardante la costituzione di una super authority che ai sensi del novellato art. 5 ter si occuperà dello sviluppo della rete italiana della portualità. Si chiamerà Porti d’Italia e sarà una società per azioni che verrà costituita con decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La società si occuperà in particolare dello svolgimento dei servizi di interesse pubblico generale connessi alla realizzazione di investimenti strategici di rilevanza internazionale e nazionale in opere infrastrutturali e in interventi di manutenzione straordinaria.
“La giudico una proposta coraggiosa” ammette il managing director di VSL Club Spa, che aggiunge: “Credo sia chiaro a tutti come le Autorità Portuali, poi diventate Autorità di Sistema Portuale, abbiano perso progressivamente negli anni il proprio peso politico e strategico, a tutto vantaggio delle grandi compagnie di navigazione che, in virtù dei processi di integrazione verticale, hanno cominciato a ramificare la propria presenza anche nelle banchine, ovvero in territori tradizionalmente estranei al proprio originario ambito di operatività”.
Vettosi sottolinea come nei fatti il sistema portuale italiano si sia da tempo andato avviando lungo la china di una privatizzazione silenziosa che ha progressivamente indebolito il ruolo pubblicistico dello Stato: “La riforma targata Rixi prende le mosse propria da questa situazione di asimmetria assiologica che si è venuta a creare nell’ambito delle relazioni commerciali e concessorie intercorrenti tra il pubblico e il privato” spiega. “Inutile nasconderlo, oggi a interloquire nei porti con le AdSP sono i grandi gruppi, che richiedono una controparte istituzionale dotata di pari capacità contrattuale. Da qui la necessità di una regia centrale che faccia capo a Roma e che nei tavoli decisori che coinvolgono i carrier veda il pubblico acquisire un peso politico e strategico maggiore”.
La Porti d’Italia è la risposta a tutto questo: “la portualità italiana – ammette Vettosi – ne esce sicuramente rafforzata, così come ne esce rafforzato il Ministero delle Infrastrutture, che acquisisce tramite la nuova società una maggiore capacità di controllo e vigilanza, grazie anche alle leve fornitegli dalla proposta di legge in materia di rilascio delle concessioni”
Non solo: “E’ previsto che i rappresentanti della Porti d’Italia Spa siedano in tutti gli organi apicali delle AdSP; in questo modo – fa osservare il manager – anche la tanto criticata Conferenza di Coordinamento dei Presidenti finisce con l’acquisire una nuova consistenza esecutiva. E questo è un bene”.
Per Vettosi il lavoro portato avanti da Rixi va insomma nella direzione giusta: “Se poi dovesse essere dimostrata col tempo l’utilità e l’efficacia operativa di questo soggetto, si potrebbe anche pensare alla possibilità di quotarlo in Borsa” propone, suggerendo come linea di azione quella di portare sul mercato un flottante rappresentato da una minoranza qualificata. “La presenza di soggetti privati istituzionali, come assicurazioni, fondi di previdenza o banche, potrebbero sicuramente attirare nuovi capitali privati per finanziare i progetti infrastrutturali più strategici” è la chiosa del suo ragionamento.
Bene dunque la Porti d’Italia spa, anche se il prezzo da pagare per la sua istituzione rischia di essere molto salato per le Autorità Portuali, che di fatto “vedranno fortemente ridimensionato il loro ruolo strategico, operativo ed economico”.
Il managing director di VSL club ne è convinto: “D’ora in poi, le AdSp dovranno giocoforza assecondare quanto previsto dalla convenzione firmata con la Porti d’Italia spa e saranno di fatto private di una quota parte dei contributi statali per il finanziamento delle grandi opere”.
Ne emerge un quadro a tinte grigie per questi Enti, che a detta dell’esperto manager napoletano perdono qualsiasi vocazione manageriale residuata dalla vecchia Riforma Delrio (“Di fatto, non è più necessario che a guidarli sia un manager qualificato, basterebbe per questo ruolo un funzionario pubblico”).
Quanto alla Porti d’Italia Spa, il managing director di VSL Club Spa auspica che sulla scelta dei soggetti chiamati a sedere nel Consiglio di Amministrazione non prevalga la solita logica spartitoria delle appartenenze e delle correnti politiche: “Spero vivamente che tali scelte siano basate sul merito e sulla competenza” è l’appello che Vettosi lancia dalle colonne di Port News. “Non vorrei assistere nuovamente a una riedizione di quello che è accaduto con la nomina degli attuali presidenti delle AdSP” conclude.