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Presentato al Governo un pacchetto di emendamenti alla legge 84/94

Porti e competizione, ANCIP guarda al futuro

di Redazione

Attribuzione di una competenza esclusiva delle Autorità di Sistema Portuale nella regolamentazione del mercato portuale nazionale; accorpamento delle operazioni e dei servizi portuali sotto un’unica classificazione; omogeneizzazione delle tariffe da corrispondere per il loro svolgimento. Sono soltanto alcune delle proposte che l’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (ANCIP) ha trasmesso oggi al Governo e al Parlamento.

L’obiettivo è quello di promuovere un percorso di evoluzione, armonizzazione, omogeneizzazione e semplificazione del mercato portuale nazionale disciplinato dalla legge speciale 84/94.

Le proposte elaborate da ANCIP nascono da un osservatorio operativo privilegiato e competente sul funzionamento degli scali e sono orientate a rafforzare la coerenza e l’efficienza del sistema, intervenendo su criticità applicative emerse nella prassi operativa.

“L’iniziativa – scrive ANCIP in una nota – si configura come un intervento di manutenzione evolutiva dell’impianto vigente ed è espressamente indipendente e ultronea rispetto al più ampio disegno di riforma portuale approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 dicembre 2025 e di prossima trasmissione al Parlamento”.

Nel loro complesso, gli interventi mirano a ridurre le disomogeneità tra i diversi scali, chiarire i perimetri di competenza, semplificare i procedimenti amministrativi e rafforzare la prevedibilità del quadro regolatorio.

Particolare attenzione è dedicata alla valorizzazione del lavoro e dell’impresa portuale quali leve strategiche di competitività del sistema logistico nazionale, nella consapevolezza che l’evoluzione del settore richiede interventi non solo infrastrutturali, ma anche organizzativi e professionali.

Nella quindicina di interventi messi a punto dal direttore generale dell’Ancip, Gaudenzio Parenti, è presente anche una disposizione mirata a rendere concretamente attuabile il Fondo di accompagnamento all’esodo dei lavoratori portuali, non entrato ancora in operatività a causa della mancata adozione del decreto attuativo previsto dalla normativa vigente. Al centro dell’intervento l’istituzione del Fondo presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), in luogo della sua allocazione nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

I potenziali beneficiari sono stimati in circa 5.000 lavoratori, con età media superiore ai cinquanta anni, e si prevede un utilizzo volontario dello strumento per circa 100 unità annue nei prossimi venti anni. Le risorse già accantonate dalle imprese ammontano a circa 5 milioni di euro.

Altro tema rilevante per ANCIP quello dell’inclusione, nell’ambito dei lavori usuranti, di specifiche attività o mansioni proprie del comparto nelle quali risultino compresenti, per periodi prolungati e continuativi, una pluralità di fattori di gravosità, quali il lavoro notturno, il lavoro in quota, l’esposizione a condizioni climatiche gravose, nonché livelli elevati di stress connessi a ritmi produttivi, turnistica flessibile, significativo grado di attenzione richiesto, impegno fisico e tensione psicofisica proprie del comparto.

Presentata inoltre una proposta normativa per rafforzare i presidi di legalità negli affidamenti tra terminalisti e imprese portuali, chiarendo i presupposti in presenza dei quali l’affidamento in appalto può considerarsi legittimo e distinguendolo dalle fattispecie di interposizione illecita o somministrazione fraudolenta di manodopera.

Da non sottovalutare infine la misura di natura perequativa introdotta da ANCIP per compensare le situazioni di difficoltà in cui possono trovarsi gli art.17, le società deputate alla fornitura di maestranze qualificate alle imprese operanti in porto e che più di altre risultano essere soggette alle oscillazioni cicliche dei traffici portuali.

Quantunque la definizione puntuale dei criteri e delle modalità di attuazione della misura sia demandata a un apposito decreto – cui spetterà il compito di assicurare parametri oggettivi e uniformi per l’intervento delle Autorità di sistema portuale – non sfugge innovativo della proposta, che mira a salvaguardare la continuità operativa del sistema di fornitura di lavoro temporaneo, conseguentemente, l’equilibrio complessivo del mercato del lavoro portuale.

Rimanendo sempre in tema di art. 17, risulta altrettanto innovativa la previsione di permettere a tali soggetti di fornire lavoro temporaneo anche in favore delle imprese concessionarie che gestiscono servizi di interesse generale (SIEG) non strettamente riconducibili ai servizi portuali di cui all’art. 16. In tale ambito possono rientrare, a titolo esemplificativo, le prestazioni di lavoro temporaneo a favore delle imprese che gestiscono servizi ai passeggeri, parcheggi attrezzati, servizi di manutenzione in ambito portuale, servizi comuni al comparto industriale e commerciale del porto, servizi informatici e telematici, nonché le manovre ferroviarie interne allo scalo e ulteriori attività ad esso connesse.

E a proposito dei SIEG, l’Associazione di Luigi Grilli ha anche provato a colmare il vuoto normativo che si è venuto e funzionale che si è venuto a creare con l’abrogazione del decreto ministeriale del 14 novembre 1994, che identificava i servizi di interesse generale nei porti. Tra le novità presentate figura anche una bozza di decreto ministeriale che, a detta di ANCIP, dovrebbe provare ad assicurare un assetto regolatorio omogeneo sull’intero ambito portuale. “Il riconoscimento, mediante apposito decreto, dei servizi di interesse generale assume rilievo strategico anche ai fini della regolazione dei processi di sviluppo e integrazione urbana dei porti, contribuendo a migliorare i livelli di accoglienza, la sicurezza degli impianti, la qualità della fruizione delle aree portuali e, più in generale, la competitività del sistema portuale nazionale” scrive ANCIP, sottolineando che “nel complesso, la proposta mira a ristabilire, a saldo invariato di bilancio, un quadro ordinato, coerente e uniforme della disciplina dei servizi di interesse generale, in un’ottica di semplificazione normativa, armonizzazione tra le diverse Autorità di sistema portuale e rafforzamento dell’efficienza complessiva degli scali italiani”.

Alla luce della rilevanza delle tematiche affrontate, ANCIP ha invitato le Istituzioni a promuovere un momento di confronto istituzionale e di cluster portuale sulle proposte trasmesse, al fine di approfondirne i contenuti tecnici e favorire soluzioni condivise nell’interesse del sistema portuale nazionale.

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