I tempi di sosta delle navi nei porti si allungano e il commercio globale di container rischia la paralisi. I ritardi non sono solo il termometro della fragilità delle catene di approvvigionamento globali ma ne diventano una causa diretta. Lo rivela il Container Port Performance Index (CPPI) 2025, lo studio annuale firmato da Banca Mondiale e S&P Global Market Intelligence.
I dati fotografano un sistema logistico marittimo globale sotto assedio, incapace di assorbire l’impatto combinato di tensioni geopolitiche, eventi climatici estremi e l’estrema volatilità delle rotte commerciali.
L’indice misura il tempo trascorso dalle navi portacontainer nei porti, registrando gli effetti combinati dell’accesso nautico, della disponibilità degli ormeggi, della produttività nella movimentazione delle merci, delle operazioni di piazzale e del coordinamento tra le parti interessate. Basandosi sui dati reali degli scali delle navi anziché su indicatori autocertificati, il CPPI riflette il modo in cui i porti operano all’interno delle reali reti di trasporto marittimo globale e fornisce una base coerente per il benchmarking delle prestazioni.
Nel 2025, le prestazioni portuali globali hanno mostrato un leggero peggioramento rispetto al 2024, traducendosi in tempi medi di sosta delle navi più lunghi. Questa tendenza nasconde tuttavia significative variazioni regionali. I porti delle economie a reddito medio-alto e alto hanno generalmente registrato tempi di sosta più brevi, supportati da infrastrutture più solide, una maggiore intensità di gru e un migliore coordinamento.
Diversi porti dell’Asia orientale e meridionale si sono classificati ancora una volta tra i migliori, mentre alcuni porti in Europa e nel Nord America hanno continuato a riprendersi dalla congestione precedente. I porti dell’Africa subsahariana, spesso caratterizzati da vincoli di capacità e da strutture commerciali dominate dalle importazioni, hanno registrato tipicamente tempi di sosta più lunghi.
A livello globale, i cinque porti con le migliori prestazioni nel 2025 sono stati Fuzhou, Dalian, Salalah, Mawan e Chiwan, tutti caratterizzati da tempi di rotazione delle navi costantemente brevi. Primo porto europeo nella top 20 è Algeciras, con uno score di 122.

I principali porti che hanno registrato progressi tra il 2020 e il 2025 sono stati Port Elizabeth, il porto di Khalifa Bin Salman, Posorja, Göteborg e Muhammad Bin Qasim.

I porti che hanno registrato i maggiori miglioramenti nel 2025 rispetto al 2024 sono Durban, Freeport, il porto di Coega (Ngqura), Cristobal e Manzanillo (Messico). Questi porti rappresentano una varietà di regioni e condizioni di partenza, a indicare che il miglioramento è raggiungibile attraverso percorsi differenti, tra cui l’espansione della capacità e i miglioramenti operativi.
Lezioni apprese.
Dai modelli di performance osservati tra i porti con il punteggio più alto e quelli con i maggiori progressi durante il periodo del CPPI emerge come i porti che ottengono costantemente buoni risultati non siano quelli che ottimizzano per la massima produttività (throughput) in condizioni ideali, ma quelli che mantengono la disciplina operativa in condizioni di volatilità. Questa capacità di riprendersi rapidamente è diventata sempre più importante in un contesto in cui gli shock sono frequenti e spesso esterni.
Non solo, i porti che operano bene, o che migliorano rapidamente, tendono a operare in contesti in cui i ruoli e gli incentivi tra autorità pubbliche, operatori di terminal e fornitori di servizi sono allineati. Quadri normativi prevedibili, accordi di concessione trasparenti e una condivisione efficace dei dati riducono gli attriti e consentono ai porti di rispondere agli shock in modo più flessibile.
La capacità di condividere informazioni affidabili e tempestive sugli arrivi delle navi, sullo stato delle banchine, sulle condizioni dei piazzali e sui flussi terrestri è un altro elemento fondamentale per valutare l’efficienza di un porto. Gli strumenti digitali che migliorano la pianificazione e la sequenzialità aiutano i porti a passare da operazioni reattive a operazioni anticipatorie, il che è fondamentale per gestire modelli di arrivo volatili.
I risultati di quest’anno evidenziano infine come le prestazioni operative e il più ampio stress della catena di approvvigionamento si alimentino ormai a vicenda.
I dati del CPPI dimostrano che i porti con una maggiore efficienza di base tendono ad attutire gli shock piuttosto che ad amplificarli. Si riprendono più rapidamente, assorbono meno tempi non produttivi e subiscono meno ritardi a valle.
Al contrario, i porti con inefficienze strutturali persistenti tendono a magnificare lo stress una volta che si verifica un’interruzione, esportando i ritardi ai partner commerciali e alimentando la volatilità lungo le rotte.
Il rafforzamento reciproco tra bassi punteggi CPPI e alto stress della catena di approvvigionamento sottolinea l’importanza delle prestazioni portuali per la resilienza complessiva del sistema commerciale.