Nella prima metà del 2025 i porti americani hanno movimentato 12,53 mln di TEU, con un incremento del 3,6% sullo stesso periodo del 2024. Lo rivela l’ultimo rapporto “Global Port Tracker” redatto dalla società di consulenza Hackett Associates e dalla National Retail Federation.
Se però dovesse mantenersi per tutto l’anno lo stesso andamento registrato in questa prima parte del 2025, la movimentazione complessiva si attesterebbe attorno ai 24,1 mln di TEU, con una flessione del 5,6% rispetto ai 25,5 mln di TEU del 2024.
Il vice presidente per la supply chain della NRF, Jonathan Gold, evidenzia come i dazi e la politica americana di Trump stiano avendo un impatto rilevante sulla catena di approvigionamento.
“I dazi stanno iniziando a far salire i prezzi al consumo e una diminuzione delle importazioni si tradurrà in una riduzione della merce sugli scaffali dei negozi. Le piccole imprese, in particolare, stanno lottando per riuscire a rimanere in attività” afferma Gold.
“Abbiamo bisogno di accordi commerciali vincolanti che aprano i mercati riducendo i dazi, non aumentandoli. I dazi sono tasse pagate dagli importatori statunitensi che si tradurranno in prezzi più alti per i consumatori statunitensi, in un minor numero di assunzioni, in minori investimenti delle aziende e in un rallentamento dell’economia” aggiunge.