La Porti d’Italia spa? “Più che alle nuove infrastrutture, bisognerebbe pensare alla pianificazione e all’analisi geopolitica”.
E’ con questo affondo che Luigi Merlo, presidente onorario di Federlogistica, ha acceso ieri pomeriggio il dibattito sul nuovo disegno di legge per il riordino della governance portuale (A.C. 2925), approvato a dicembre dal Consiglio dei Ministri e da poco approdato in Commissione Trasporti alla Camera.
L’occasione per fare il punto sulla riforma è stato un convegno sul tema (La riforma portuale e interportuale) ospitato a Roma nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, organizzato dall’avvocata Cristina Lenoci su iniziativa della senatrice Giusy Versace e del deputato Alessandro Colucci.
Di fronte a una variegata platea istituzionale (presenti tra gli altri l’ex super dirigente del Ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, il Presidente della IX Commissione Trasporti della Camera, Massimo Deidda, e l’ex presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Trieste, Zeno d’Agostino, oggi alla guida di Technital), Merlo – che da giugno ha assunto l’incarico di direttore generale di CTL Maritime Italia, controllata italiana della nuova società del Gruppo MSC – ha tracciato un’analisi critica del provvedimento, ripercorrendo la storia tormentata della normativa di settore.
L’ex presidente dell’Autorità Portuale di Genova, già Direttore Affari Istituzionali di MSC in Italia, ha ricordato come la storica legge 84/94, che istituì le Autorità Portuali oltre trent’anni fa, sia stato il frutto di una vera e propria rivoluzione scaturita da tensioni interne e sentenze. Un impianto normativo solido, poi modificato nel 2016 con la riforma Delrio e successivamente aggiornato con da continui micro-interventi che, secondo Merlo, ne hanno spesso tradito e peggiorato lo spirito originario.
Nel riconoscere il coraggio che il Governo ha avuto nel proporre una riforma complessa come quella portuale, storicamente rischiosa per gli esecutivi (“La riforma dei porti è un po’ come quella della giustizia – ha detto -, non porta fortuna al Governo che la propone”), Merlo ha lanciato da Roma un messaggio chiaro sulla centralità della geopolitica.
Condividendo la visione dell’esperto di infrastrutture Ercole Incalza (leggi qui l’intervista realizzata da Port News), il presidente onorario di Federlogistica ha evidenziato come la forza economica di una Nazione si decida oggi sul mare, una cosa che “la Cina ha capito prima di altri, con la Via della Seta, e di cui gli USA hanno preso consapevolezza soltanto recentemente, come dimostra la questione sulla Rotta Artica o quella di Panama”.
Secondo il manager, una riforma davvero lungimirante ha il dovere prioritario di istituire una struttura di governance capace di monitorare, analizzare e interpretare i grandi mutamenti globali.
L’affondo critico del presidente onorario di Federlogistica si concentra proprio sui limiti del provvedimento attuale: “Porti d’Italia Spa è un’entità puramente operativa – ha detto -; rappresenta un braccio esecutivo e di gestione, non un centro di pensiero o di pianificazione strategica”.
In un cotesto che ha registrato nel corso degli anni “il progressivo depotenziamento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti” servirebbe allora un organo istituzionale dedicato esclusivamente all’analisi e alla valutazione predittiva degli scenari internazionali.
La risposta al quesito centrale sul ruolo di “Porti d’Italia Spa” è netta: una società per azioni non può esercitare una vera regia strategica. Secondo Luigi Merlo, una Spa può rappresentare esclusivamente un braccio operativo, mentre la governance del settore richiede una visione politica forte e di lungo termine. “Con tutta la buona volontà che potrà avere, una Porti di Italia spa rimarrà comunque vincolata ai lunghi passaggi burocratici tradizionali, come i pareri del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e le commissioni VIA e VAS” ha precisato, aggiungendo come oggi si tenda a incentrare il dibattito sulle concessioni, dimenticando che la competenza primaria appartiene ormai all’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) e non più alle singole Autorità di Sistema Portuale (AdSP).
Nel corso del suo intervento, l’ex n.1 dell’Autorità Portuale di Genova ha individuato tre grandi nodi irrisolti che la riforma attuale non affronta.
Per Merlo è innanzitutto necessario che l’Italia definisca una chiara strategia geopolitica marittima che guardi con decisione all’Africa. Da questo punto di vista, diventa fondamentale che il Paese si doti di un “Piano Mattei della portualità”, con l’obiettivo di “intercettare i flussi futuri, soprattutto in uno scenario in cui l’Unione Europea sarà chiamata a frenare l’ascesa della rotta artica, che rischia di penalizzare i traffici commerciali del Mediterraneo”.
Il coordinamento nazionale resta comunque l’obiettivo centrale della riforma— un’esigenza già emersa nella proposta di riforma del 2016 poi bocciata dal Parlamento —, ma non può esistere coordinamento senza strumenti aggiornati. Attualmente – è questo il secondo nodo gordiano da sciogliere – i Piani Regolatori Portuali (PRP) locali sono vecchi e superati, rendendo impossibile la costruzione di un reale PRP nazionale.
Altro tema è quello della sovraofferta infrastrutturale: negli ultimi vent’anni i volumi complessivi dei traffici sono rimasti stabili, nonostante il numero di terminal container sia triplicato. “Più che investire in nuove opere (molte delle quali sono già state pianificate), il Paese deve cambiare priorità affrontando innanzitutto il tema della transizione energetica” ha fatto presente Merlo, ricordando come oggi manchi una pianificazione logistica e infrastrutturale per lo stoccaggio e l’erogazione dei nuovi carburanti green nei porti.
Infine, rimane di rilevanza strategica la questione della resilienza climatica: il presidente onorario di Federlogistica ha sottolineato come ad oggi non esita un piano di contrasto ai cambiamenti climatici; l’unica opera di difesa a mare progettata resta la nuova diga di Genova, ed è un dato di fatto che le coste italiano rischino oggi di crollare.
“I tempi per varare una buona riforma portuale ci sono ancora, a patto che il dibattito parlamentare sappia accogliere questi elementi correttivi e affrontare i veri nodi strutturali del settore, oggi del tutto ignorati dal testo di legge” è il ragionamento espresso dal direttore generale di CTL Maritime Italia.
Luigi Merlo ha concluso il suo intervento con un’apertura fiduciosa, evidenziando come l’avvio di un percorso dibattimentale partecipato rappresenti l’occasione ideale per “aggiustare il tiro”.
Secondo il manager, l’iter alla Camera dovrà inoltre occuparsi di altre importanti questioni rimaste ad oggi sospese: quella della natura giuridica delle AdSP; quella relativa al ruolo dei presidenti (“Ci sono sentenze dalle quali emerge come i presidenti siano solo figure onorifiche, altre che dicono che il presidente è responsabile di ogni cosa”), quella del contratto porti (“abbiamo dipendenti pubblici ai quali viene applicato un contratto privatistico, è una anomalia dal punto di vista procedurale di cui non si parla”) e il tema enorme dell’automazione e del cambiamento lavoro in porto, che ha aspetti delicati.
