I rivenditori statunitensi continuano ad aumentare le scorte. Un atteggiamento prudenziale, dettato, forse, dalle preoccupazioni crescenti per gli effetti negativi che la nuova trade war potrebbe avere sugli scambi commerciali con la Cina e con gli altri Paesi che Trump ha preannunciato di voler colpire per riequilibrare la bilancia commerciale.
A rivelarlo sono gli ultimi dati pubblicati dall’US Census Bureau utilizzati da Sea Intelligence per sviluppare la propria analisi. La società di analisi britannica mostra come a novembre del 2024 l’accumulo di scorte abbia raggiunto livelli tali da risultare di 30,2 miliardi di dollari superiore al trend normale di crescita del retail inventory, rappresentato dalla linea blu della figura 1 (quella che indica il trend nel periodo 2009-2019).

La consultancy firm britannica si chiede inoltre di quanto effettivamente le attuali scorte al dettaglio si siano discostate dalla linea di tendenza che si è cominciata a sviluppare a partire dal 2011, quando la maggior parte degli effetti post-crisi finanziaria erano scomparsi.
Dalla Figura 2 si evince come il picco di rialzo nel periodo luglio-agosto 2024 rappresenti la più grande deviazione al rialzo mai registrata dai tempi della crisi finanziaria. La deviazione maggiore è stata osservata nel settembre 2024 con un eccesso del 3,1%, ma in ottobre e novembre questa percentuale è scesa solo marginalmente al livello del 3,0%. Sarebbe quindi corretto affermare che non solo i rivenditori al dettaglio stanno accumulando scorte, ma che stanno continuando a farlo anche ora.

“Per alcuni rivenditori, l’accumulo di scorte potrebbe rappresentare una copertura contro le tariffe future. D’altro canto, una potenziale implicazione è che se la spesa dei consumatori viene improvvisamente ridotta a causa dell’effetto inflazionistico delle tariffe, i rivenditori potrebbero avere a disposizione scorte in eccesso” spiega il ceo di Sea Int., Alan Murphy.