Il numero di sinistri marittimi segnalati su navi superiori a 100 tonnellate di stazza è diminuito nel 2025 di circa il 16%, scendendo a 2.818 casi rispetto ai 3.353 del 2024. L’area più colpita è stata quella del Mediterraneo orientale e del Mar Nero con 622 incidenti, seguita a stretto giro dalle Isole Britanniche con 619 segnalazioni.
I dati emergono dall’ultima Safety and Shipping Review di Allianz Commercial, la divisione globale del Gruppo Allianz specializzata nelle coperture per medie e grandi imprese e nei rischi complessi.
Secondo il report, la causa principale dei sinistri globali è da attribuire a guasti o danni ai macchinari, che da soli coprono oltre la metà del totale con 1.505 casi. Seguono le collisioni tra imbarcazioni (260) e gli incendi o esplosioni a bordo (218), questi ultimi stabili tra le maggiori fonti di preoccupazione per la sicurezza.
La forte incidenza dei guasti tecnici desta particolare allarme tra gli operatori: l’inflazione sui risarcimenti per i macchinari non è ancora rientrata sui livelli pre-pandemia e i costi di riparazione continuano a crescere. Questo trend, avverte lo studio, rischia ora di essere ulteriormente esacerbato dalle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il rapporto evidenzia che nell’ultimo decennio si sono registrate 905 perdite totali di navi superiori alle 100 tonnellate di stazza lorda (GT). Tra il 2016 e la fine del 2020 se ne sono registrate 555, con una media di 111 all’anno. Questo numero è sceso a 350 tra il 2021 e la fine del 2025, con una media di 70 all’anno e un calo del 37% rispetto al quinquennio precedente. Un dato, quest’ultimo, che riflette l’effetto positivo di una maggiore attenzione alle misure di sicurezza, al miglioramento della progettazione e della tecnologia navale e ai progressi nella gestione del rischio.
Nel corso del 2025 le perdite totali segnalate sono state 43, di cui oltre 30 hanno riguardato imbarcazioni con stazza superiore alle 500 GT.
La regione della Cina meridionale, dell’Indocina, dell’Indonesia e delle Filippine rappresenta il principale punto critico per le perdite a livello globale sia nell’ultimo anno che nell’ultimo decennio (255). Un volume enorme di importazioni ed esportazioni transita in questa regione, determinando elevati livelli di traffico marittimo che si riflettono nel numero di incidenti.
Guardando al futuro, il rimodellamento delle forze del settore è destinato a consolidarsi. Secondo la Safety and Shipping Review le crescenti tensioni geopolitiche stanno amplificando l’impatto del rischio politico e dei conflitti come potenziali cause di perdite marittime. “Oggi il settore sembra essere più esposto al rischio in quest’area rispetto a qualsiasi altro momento degli ultimi decenni” scrive Alianz.
Il report accende i riflettori accesi sul conflitto in Medioriente e sulla paralisi dello Stretto di Hormuz, che – afferma la società di assicurazione – ha causato pesanti interruzioni nelle operazioni navali, carenze di approvvigionamento e un forte stress psicologico per gli equipaggi costretti a trascorrere mesi a bordo sotto la minaccia di attacchi.
L’impatto psicologico della guerra è andato aggiungendosi alle pressioni già inflitte dalla pandemia di Covid-19, dagli attacchi alla navigazione nel Mar Rosso, dalle minacce di pirateria e dall’ascesa della flotta ombra (i cui equipaggi hanno maggiori probabilità di affrontare condizioni di lavoro difficili). Nel frattempo, l’abbandono dei marittimi è aumentato per il sesto anno consecutivo: lo scorso anno è stato registrato il record storico di oltre 6.000 lavoratori lasciati a terra.
Secondo Allianz Commercial, l’industria dello shipping faticherà a trattenere e reclutare marittimi in un momento di crescente domanda di lavoratori qualificati, trainata dall’automazione e dalla transizione ecologica, minacciando in ultima analisi la resilienza del settore e la stabilità della catena di fornitura globale.
Il conflitto in Medio Oriente ha rappresentato comunque per il settore un punto di svolta. “Gli assicuratori – è l’analisi del report – si trovano ad affrontare risarcimenti significativi nell’ambito delle coperture marittime per i danni causati da missili e droni a navi (tra cui portacontainer, petroliere e rinfusiere) e alle relative merci nella regione”.
Garantire la copertura assicurativa durante tutto il conflitto ha rappresentato una sfida significativa per gli addetti ai lavori.
Alla data del 15 giugno 2026, Allianz calcola che circa 1.150 navi mercantili (sopra le 100 GT), per un volume totale di 29 milioni di GT, stavano operando nelle acque del Golfo Persico, rappresentando un valore combinato stimato di navi e merci compreso nell’ordine dei 125 miliardi di dollari.
La chiusura senza precedenti dello Stretto di Hormuz solleva preoccupazioni sul futuro del commercio marittimo globale. Storicamente aperto anche durante conflitti come la guerra Iran-Iraq negli anni ’80, il suo blocco evidenzia la crescente vulnerabilità dell’industria dello shipping alle tensioni geopolitiche; l’escalation dei rischi per la sicurezza lungo i corridoi marittimi strategici interrompe infatti le rotte commerciali consolidate, costringendo a deviazioni e riducendo l’offerta effettiva di navi e materie prime. Questo, a sua volta, ha amplificato le pressioni sulla catena di fornitura e rafforzato una persistente volatilità dei tassi di nolo.
“Le rotte marittime e le infrastrutture di importanza strategica sono sempre più viste attraverso la lente delle rivalità nazionali, mentre molti paesi stanno cercando di espandere le proprie capacità navali per proteggere le rotte e le catene di fornitura critiche” fanno osservare i redattori del report, secondo i quali le proposte segnalate di imporre tasse di transito sulle navi che passano attraverso lo Stretto di Hormuz indicano un potenziale e profondo cambiamento nell’ordine marittimo globale.
“Sebbene qualsiasi impatto diretto sui costi dello shipping e del trasporto di petrolio sarebbe significativo, l’implicazione più profonda risiede nella normalizzazione del “pedaggio” delle vie d’acqua strategiche, dove l’accesso potrebbe essere tariffato, scaglionato o condizionato politicamente” avvertono quelli di Allianz, sottolineando come l’emergere di una simile diea possa costituire un precedente pericoloso, estendosi oltre Hormuz ad altri passaggi marittimi globali, rimodellando radicalmente il commercio globale e trasformando la libertà di navigazione in un servizio mercificato e conteso anziché in un principio internazionale condiviso.
Orientarsi nella matrice delle questioni geopolitiche – dalle tariffe doganali ai conflitti regionali e alle normative – è il problema numero uno per gli armatori e gli operatori cargo per il futuro.
“La natura sempre più volatile e incline alle interruzioni delle rotte commerciali marittime globali sta rafforzando la necessità di una maggiore resilienza operativa; le aziende stanno passando da catene di fornitura “just-in-time” (giusto in tempo) a logiche “just-in-case” (nel caso in cui), dando priorità alla resilienza rispetto all’efficienza dei costi” affermano gli analisti.
Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz sottolineano la necessità di partner politicamente allineati e di strategie adattabili. “Gli spedizionieri devono dimostrare affidabilità nonostante le interruzioni, reindirizzando al contempo le catene di fornitura per mitigare i rischi. L’industria deve bilanciare resilienza, geopolitica ed efficienza in un mondo sempre più imprevedibile, dove il costo dell’incertezza sta rimodellando le dinamiche commerciali”.