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Stoccaggio in mare: picco raggiunto

di Redazione Port News

La corsa allo stoccaggio in mare di greggio e, in misura minore, di prodotti derivati, potrebbe presto rallentare, se non frenare del tutto. Ad affermarlo è l’International Energy Agency che nel suo ultimo report spiega come i tagli alla produzione di petrolio annunciati a inizio aprile ed entrati in vigore ad inizio maggio impatteranno non soltanto sul prezzo del petrolio, che ora è tornato a scendere al di sotto della soglia psicologica dei 30 dollari al barile, ma anche sulla crisi di stoccaggio.

La bassa produttività porterà infatti a un ragionevole decremento delle scorte di crude oil nei depositi a terra, rendendo meno necessario usare le navi come “magazzini” off-shore.

Secondo L’IEA lo smobilizzo delle giacenze di greggio in mare diventerà una prassi comune e diffusa a partire dalla seconda metà dell’anno, in corrispondenza della ripresa dei consumi dei prodotti petroliferi a livello mondiale, dovuta ovviamente alla fine delle misure di lockdown imposte in molti stati del mondo per tentare di arginare la diffusione del coronavirus.

A fine aprile, l’86% della flotta delle petroliere risultava utilizzata unicamente per il floating storage. Gli armatori del settore hanno registrato guadagni stellari grazie a rate di nolo altissime, che a metà marzo hanno toccato il loro record storico.

I noli alti consentono ancora oggi ai tanker owner di guadagnare per il nolo di una VLCC 40 mila dollari giornalieri. Guadagni che potrebbero sgonfiarsi a breve a causa degli tagli alla produzione schedulati a maggio e giugno.

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