Nonostante le minacce iraniane, continua il deflusso delle navi dal Golfo Persico: sono già 26 le portacontainer evacuate (pari a oltre 195.000 TEU), cifra che rappresenta più della metà delle unità precedentemente bloccate nell’area. Lo certifica Linerlytica, sottolineando anche una forte ripresa dell’attività interna alla regione, con oltre 60 navi destinate ai servizi intra-Golfo e una flotta inattiva scesa di oltre 40 unità nelle ultime due settimane.
A dispetto di ciò, le prospettive di una tregua definitiva restano drammatiche. I colloqui tra Washington e Teheran, riuniti a Doha nel tentativo di disinnescare le tensioni di Hormuz, si sono conclusi con una tregua di sette giorni, utile solo a guadagnare tempo all’interno di una finestra di due mesi che, a due settimane dal via, registra uno stallo totale sui termini del memorandum d’intesa già siglato dalle parti.
Come sottolineato dal periodico Splash247, la sovranità sul corridoio marittimo resta al centro dello scontro. L’Iran esige la gestione congiunta dello stretto insieme all’Oman, rivendicando il diritto di amministrare i transiti e riscuotere i relativi pedaggi commerciali alla scadenza dei 60 giorni previsti dal MOU. La Casa Bianca vincola invece ogni modifica dello status della via d’acqua internazionale al consenso allargato dei paesi del Golfo.
A complicare lo scacchiere è intervenuto l’Oman, che si è mosso da solo presentando una sua proposta agli Stati Uniti e ai paesi alleati. L’idea di Mascate è quella di far pagare una tassa di servizio alle compagnie di navigazione che transitano nel canale. Questa mossa, però, ha subito messo in allarme i governi occidentali e gli alleati del Golfo: il timore concreto è che questo pedaggio finisca per sdoganare e rendere permanente un asse tariffario tra Iran e Oman, proprio lungo una delle rotte energetiche più strategiche e trafficate del mondo.
In questo scenario incandescente, la forte domanda di merci su tutte le rotte commerciali ha spinto la crescita della domanda globale di TEU-miglia al 7,3%; di contro, la crescita dell’offerta di navi rimane limitata al 5,4%, ampliando il divario tra domanda e offerta al livello più alto da dicembre 2024.
Anche la congestione portuale è peggiorata, raggiungendo i livelli più elevati dal 2022, con il 10,9% della flotta attualmente ferma in rada.
“Tutti questi fattori hanno contribuito a spingere al rialzo sia le tariffe di nolo sia quelle di noleggio, con lo SCFI che ha superato i 3.200 punti e uno slancio positivo che dovrebbe durare per almeno un altro mese” affermano gli analisti di Linerlytica, evidenziando inoltre come i contratti futures sui noli verso la costa orientale indichino un picco delle tariffe a luglio, mese in cui i vettori applicheranno una nuova serie di aumenti per sfruttare la forte saturazione del mercato.
Sul fronte delle rotte, si segnalano importanti variazioni operative. Maersk ha ripreso i transiti attraverso Suez sul suo servizio Middle East Container Line (MECL) con 3 partenze in direzione ovest dal 13 giugno, dopo aver abbandonato un piano precedente annunciato per la prima volta il 15 gennaio 2026 a causa della guerra in Iran. Anche CMA CGM ha effettuato 5 partenze trans-Suez in direzione est sul servizio FAL3 Estremo Oriente-Europa a giugno, in aggiunta ad altri 5 servizi che già opera sulla rotta di Suez in entrambe le direzioni. Wan Hai è l’unico altro vettore principale sulla rotta regolare di Suez, esclusi i vettori di nicchia più piccoli che servono le rotte della Russia baltica e del Mar Nero/Turchia.

I dati di Drewry confermano la tendenza: nella settimana terminata il 28 giugno, le portacontainer in transito dalla via d’acqua sono salite a 35 (il dato settimanale più alto da gennaio).

Nel periodo di due settimane terminato il 28 giugno, 59 navi portacontainer hanno transitato attraverso il canale egiziano, con un aumento del 7% rispetto alla quindicina precedente.
Nonostante la parziale ripresa di Suez, la normalizzazione globale rimane però ancora lontana. Secondo i dati di Linerlytica, ci sono attualmente oltre 780 navi impiegate in 60 servizi che sono ancora deviate dalla rotta di Suez a quella del Capo di Buona Speranza, per una capacità totale di 11,3 milioni di TEU.
Se tutti questi servizi tornassero sulla rotta di Suez, si libererebbero più di 120 navi per 1,7 milioni di teu, che rappresentano il 5% della capacità della flotta globale.