A due anni dal crollo del ponte Francis Scott Key di Baltimora, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha formalizzato le accuse penali contro la Synergy Marine, società di gestione navale di Singapore, la consociata indiana Synergy Maritime e il sovrintendente tecnico Radhakrishnan Karthik Nair (47 anni).
Il disastro marittimo del 2024, causato dall’impatto della portacontainer Dali, provocò la morte di sei operai edili. Le imputazioni per i soggetti coinvolti variano dall’associazione a delinquere all’intralcio alla giustizia, fino alla condotta negligente.
Secondo i procuratori, l’equipaggio della Dali conosceva i guasti critici ai sistemi già prima di salpare da Baltimora la notte del 24 marzo 2024. La Synergy, infatti, non ha segnalato né verificato i due blackout elettrici avvenuti a bordo il giorno precedente il disastro. Durante la navigazione, la nave ha perso energia due volte in quattro minuti. Il guasto ha bloccato il sistema di timoneria, causando l’impatto contro una colonna del Key Bridge intorno all’1:30 di notte e la morte di sei operai edili.
L’atto di accusa evidenzia che, dopo il primo blackout, è stata attivata una pompa del carburante priva di riavvio automatico, provocando così il secondo blocco. Secondo l’accusa, l’uso delle pompe corrette avrebbe evitato la tragedia. Le società e il manager Nair sono accusati di associazione a delinquere, omessa notifica di pericolo alla Guardia Costiera, intralcio alle indagini dell’NTSB e false dichiarazioni. Le sussidiarie di Synergy rispondono anche di reati minori per lo sversamento di inquinanti nel fiume Patapsco.
Con una nota ufficiale alla BBC, l’azienda ha respinto con forza le tesi della procura, definendole infondate e contestando il tentativo del governo statunitense di “criminalizzare un tragico incidente marittimo”. Anche il legale del sovrintendente Nair ha proclamato l’innocenza del proprio assistito, escludendo ogni sua responsabilità causale nel disastro.