Interventi

Interporto Pisa-Livorno, 40 anni di sviluppo scritti su una mappa

Urbanistica d’altri tempi, quando il futuro non era un’ipotesi

di Angelo Roma

In un cassetto, o forse in un archivio comunale dimenticato, giace una planimetria ingiallita dal tempo. Porta la dicitura «Ipotesi ubicazionale» e una scala di 1:25.000.

Non è una mappa qualsiasi: è il DNA dello sviluppo economico di un’intera area della Toscana.

Disegnata probabilmente tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quella carta geografica tracciava le sorti del comprensorio tra Pisa e Livorno con una precisione che oggi, a quarant’anni di distanza, lascia senza fiato.

La mappa copre l’area che va da Livorno, visibile nell’angolo in basso a sinistra, verso Firenze. È un territorio segnato da un fitto reticolo di canali, ferrovie e strade che attraversano la piana pisano-livornese. Con colori diversi, i progettisti avevano già delineato le zone destinate a cambiare volto a questa terra: il rosa per l’area interportuale, l’arancione/marrone per le zone industriali, il giallo per quelle artigianali, l’azzurro per i servizi e il verde scuro per le pinetate da preservare.

Le infrastrutture erano già tutte lì, sulla carta: le autostrade e le superstrade indicate con linee doppie spesse, la rete ferroviaria con linee tratteggiate nere, i fiumi e i canali in blu. E soprattutto, nell’area rosa, un simbolo che sembra una forbice: lo scalo merci ferroviario progettato per smistare i container dal Porto di Livorno verso il resto d’Italia.

Confrontare quella mappa con la situazione odierna significa assistere a una trasformazione urbanistica rispettosa di un progetto nato decenni fa. La localizzazione è stata rispettata alla lettera: l’area rosa di allora è oggi l’Interporto Toscano «Amerigo Vespucci» a Guasticce, nel comune di Collesalvetti, con i suoi grandi magazzini logistici visibili a chi percorre la FI-PI-LI o l’Autostrada A12.

Ma non è solo questione di posizione. Lo sviluppo ferroviario ha seguito e superato le aspettative. Se sulla mappa storica i binari «a pettine» erano solo un’ipotesi, oggi quello scalo è operativo ed è il cuore del retroporto di Livorno. E c’è di più: si sta completando lo Scavalco ferroviario, un’opera che permetterà ai treni merci di collegare direttamente il Porto di Livorno all’Interporto, bypassando la linea passeggeri Tirrenica. Una barriera che sulla carta del passato si intuiva, ma che oggi la tecnologia sta per eliminare.

I nodi stradali tracciati come «ipotesi di tracciato» sono diventati realtà concrete. L’intersezione a sinistra dell’area rosa è oggi il nodo tra la SGC FI-PI-LI e l’Autostrada A12 (Genova-Rosignano), uno dei punti più trafficati della Toscana. Le zone industriali e artigianali previste a est del nucleo centrale sono state edificate, ospitando oggi grandi multinazionali del settore logistico e farmaceutico. E poi c’è l’acqua. La linea blu in alto, lo Scolmatore dell’Arno, indicato come confine naturale a nord, potrebbe presto diventare molto di più. Esistono progetti avanzati
— in parte già finanziati — per renderlo navigabile per chiatte di piccole dimensioni.

L’obiettivo è ambizioso: collegare l’Interporto direttamente al mare anche via acqua, trasformando quella semplice linea blu in un’autostrada fluviale. Quasi tutto ciò che era stato ipotizzato in quel disegno è stato costruito. Le aree verdi sono state rispettate: circa 70 ettari di verde sono stati mantenuti come aree di riequilibrio ambientale, onorando il verde scuro della legenda originale.

In un’epoca in cui i progetti urbanistici spesso restano inchiodati alla carta, il caso dell’Interporto Pisa-Livorno rappresenta un’eccezione rara e preziosa. Quella planimetria non era un esercizio accademico: era una bussola. E ha guidato lo sviluppo economico di tutta l’area per oltre quarant’anni, dalla nascita dell’Interporto Toscano nel 1987 fino ai giorni nostri.

Forse il messaggio più importante è questo: quando la pianificazione territoriale è fatta con visione, competenza e lungimiranza, il tempo non la smentisce. La conferma sta lì, nelle strade che percorriamo, nei treni che trasportano merci, nei magazzini che impiegano migliaia di persone. Tutto disegnato, con colori pastello e linee precise, su una mappa che qualcuno, decenni fa, ha avuto il coraggio di immaginare.

Torna su