Interviews

Interview with Zeno D'Agostino

Taxes and ports, the uncertainties of double accounting

by Marco Casale

«Ci sarà da litigare. Potremmo subire danni reali da una impostazione che rischia di svantaggiarci».

Mentre l’estenuante partita a poker con la Commissione Europea sul tema della compatibilità tra gli aiuti di stato e il finanziamento alle infrastrutture portuali sembra essere giunta agli ultimi giri di carte – con la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, che proprio nei giorni scorsi ha lanciato a Roma l’ultimo salvagente disponibile per concludere la trattativa ed evitare lo scontro alla Corte di Giustizia europea – il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino,  si dice preoccupato per la mannaia europea che sta per calare sulle banchine italiane e che vorrebbe costringere le Authority a pagare le tasse sui ricavi da canoni demaniali, eventualmente spingendole verso uno sdoppiamento del bilancio.

«Il problema – dice in una video intervista rilasciata a Port News – non è tanto quello di capire se occorra o meno adottare un regime di doppia contabilità ma valutare con attenzione che cosa debba stare in una contabilità o nell’altra».

Il tema vero, insomma, «non è la gestione ordinaria del bilancio ma quello della gestione dei finanziamenti che riguardano tutta una serie di attività che le AdSP portano avanti sia dal punto di vista della manutenzione che della infrastrutturazione».

D’Agostino cita come esempio principe i dragaggi: «Nel Nord Europa se la sono cavata classificandoli come attività di manutenzione, visto che i porti sono tutti fluviali. In questo modo riescono ad ottenere, ai fini delle attività manutentive, una serie finanziamenti che da noi vengono classificati in altro modo».

Il numero uno del porto di Trieste si chiede se il dragaggio in un porto italiano debba essere classificato come un Aiuto di Stato («nel caso in cui avvantaggi un concessionario a scapito di un altro») o piuttosto come un’attività manutentiva essenziale a garantire la sicurezza della navigazione: «Possiamo anche accettare la doppia contabilità ma dobbiamo tenere presente che gli altri Paesi europei sono arrivati a questa soluzione dopo anni di trattative, nell’ambito di un confronto aperto con Bruxelles. Spero ci sia la possibilità di dialogare: dobbiamo far presente all’UE che potremmo subire danni importanti da questo tipo di operazione».

Nel corso dell’intervista, D’Agostino ha toccato poi altri temi, soffermandosi su Trieste e sull’investimento di HHLA, considerato un elemento di assoluta novità nel panorama portuale europeo, tale da autorizzare la lettura di una nuova narrativa di sviluppo eurocentrista lungo l’asse nord-sud, alternativa a quelle americana e cinese. «Trieste è apripista nelle relazioni con la Germania – dice – abbiamo sviluppato nuove dinamiche sulla base di una iniziativa bottom down, vediamo se il nostro Governo saprà capire e accettare questo tipo di politica».

Altro tema centrale dell’intervista, il ruolo di Uirnet e il clima di fiducia che – assicura D’Agostino – si sta costruendo attorno al soggetto Attuatore unico della Piattaforma Logistica Nazionale: «Da quando si è costituita la cabina di regia (da agosto ndr) abbiamo lavorato per ridefinire la mission di Uirnet, cercando di ottimizzare i rapporti tra i porti e l’autotrasporto. Su questo tema è stato avviato un buon lavoro».

Ultima nota di colore, l’incoronazione di D’Agostino su Forbes Italia, dove il presidente del porto di Trieste figura tra i cento Top Manager e imprenditori di successo nel 2020 nella classifica stilata dall’edizione italiana del magazine: «E’ stato un piacere. Non sapevo neppure di essere candidato. L’ho scoperto casualmente su Internet. La vera notizia, forse, è che i manager di origine pubblica, o ai vertici di un ente pubblico, entrati a far parte di questa classifica sono soltanto due».

 

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