Svolta nell’operazione che ridefinisce gli equilibri dello scalo genovese. A tre anni dalla firma dell’accordo con Autosped (Gruppo Gavio), l’acquisizione del Terminal San Giorgio da parte della Ignazio Messina & C. incassa il via libera dell’Antitrust. Un semaforo verde che però non chiude definitivamente la lunghissima saga societaria, da tempo contrassegnata da continui colpi di scena.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti posto condizioni severissime per evitare una concentrazione di mercato.
Nelle 60 pagine del provvedimento, l’Antitrust impone alla Ignazio Messina & C. di recidere ogni legame decisionale con il colosso MSC — azionista al 49% — per quanto riguarda la gestione del terminal ro-ro.
L’atto impone una netta separazione gestionale e finanziaria, cancellando l’obbligo per il gruppo Messina di consultare Marinvest o MSC per la scelta del proprio Presidente e Amministratore Delegato; imponendo che la nomina del Cda e dei manager del Terminal San Giorgio spetti soltanto ai vertici di Messina; rendendo di fatto impossibile la nomina di amministratori che abbiano ricoperto ruoli in MSC nei tre anni precedenti.
Non solo. Nel documento è previsto che tutte le deleghe operative del terminal San Giorgio rimangano in capo ai membri del proprio Cda e che il consiglio di amministrazione del terminal approvi budget e business plan in totale autonomia.
Inoltre, il Terminal San Giorgio dovrà abbandonare la forma di S.r.l. per trasformarsi ufficialmente in una Società per Azioni (S.p.A.) e qualsiasi garanzia finanziaria necessaria per l’attività del terminal dovrà essere emessa unicamente dal Gruppo Messina.
Nella propria analisi, l’Antitrust non si limita a parlare del caso di specie, ma sviluppa nuove riflessioni sulla geografia del traffico rotabile in Italia, scardinando nella sostanza il mito dell’Alto Tirreno come unico grande mercato aperto, ridefinendo i confini geografici della logistica italiana dei traghetti merci.
La realtà descrittiva emersa dall’istruttoria è molto più frammentata. Secondo l’Autorità, il mercato rilevante per i servizi di terminal Ro-Ro si stringe esclusivamente attorno all’asse Genova, Savona-Vado e Marina di Carrara, escludendo di fatto Livorno.
A blindare i confini dei porti è il fattore economico del trasporto su strada. I bacini d’utenza di Genova e della Toscana sono considerati “significativamente differenti”. Spostare i flussi logistici da uno scalo all’altro comporterebbe costi stradali tali da annullare qualsiasi convenienza.
Il Garante lo spiega con un paradosso economico (il cosiddetto SSNIP test): un ipotetico monopolista nel porto di Genova potrebbe aumentare i prezzi dei terminal senza temere una fuga di clienti verso Livorno. Una rigidità confermata dagli stessi armatori e terminalisti.
In sostanza, secondo l’Antitrust, la sostituibilità tra il porto di Genova e quello di Livorno è stata esclusa anche dagli operatori.
“Tutti gli elementi a disposizione indicano che la sovrapposizione è limitata alle province orientali della Lombardia, a quella di Verona e all’Emilia occidentale, per le quali il costo di trasporto su strada da/per Livorno e per Genova mostra differenze limitate che possono essere compensate dalle differenze nel costo del trasporto marittimo” sottolinea ancora il Garante, aggiungendo che “per altre aree (per esempio, Milano) le differenze nei costi di trasporto sono troppo ampie per essere compensate da differenze nel costo del trasporto marittimo”.
Nel complesso, quindi, la sovrapposizione tra i bacini d’utenza dei due porti relativamente al traffico di merci su rotabili appare sufficientemente limitata da poter porre i due porti in mercati rilevanti distinti quanto alla prestazione dei servizi di terminal per merci rotabili.
In conclusione, con l’esclusione del terminal di Livorno, i terminal che risultano potenzialmente inclusi nel mercato rilevante in cui opera TSG sono: i terminal gestiti da TSG (Ponte Canepa e Ponte Ronco), da Stazioni Marittime e dal Gruppo Spinelli nell’ambito del porto di Genova, il terminal di Savona Terminal Auto gestito da Grimaldi, il terminal di Vado Ligure gestito da Forship e infine il terminal di Marina di Carrara gestito da Grendi.