Otto importanti organizzazioni del settore marittimo hanno inviato una lettera aperta ad António Guterres (ONU) e Arsenio Dominguez (IMO). L’obiettivo è bloccare l’introduzione di tariffe obbligatorie per il transito nello Stretto di Hormuz, misura considerata una violazione del diritto internazionale e un rischio per l’economia globale.
In un momento già critico per la sicurezza nel Golfo Persico, le associazioni ricordano i pesanti sacrifici degli equipaggi, colpiti da attacchi e ferimenti. Trasformare questo passaggio strategico in una rotta a pagamento minaccerebbe la stabilità delle catene di approvvigionamento e la sicurezza energetica mondiale.
Al centro della protesta c’è la tutela del diritto di navigazione negli stretti internazionali, pilastro della stabilità economica e delle catene di approvvigionamento mondiali. Imporre tasse o pedaggi di transito violerebbe le consuetudini del diritto marittimo, creando un precedente pericoloso: il ragionamento è che se venisse accettato a Hormuz, misure simili potrebbero estendersi ad altri canali strategici alimentando il caos normativo. Inoltre, l’aumento dei costi logistici si rifletterebbe inevitabilmente sui prezzi delle materie prime e dell’energia, alimentando l’inflazione globale a danno di imprese e consumatori.
Le associazioni (Asian Shipowners’ Association (ASA), BIMCO, Cruise Lines International Association, European Shipowners, International Chamber of Shipping, INTERCARGO, INTERTANKO e World Shipping Council) manifestano la piena disponibilità dell’industria marittima internazionale a collaborare con l’IMO e con le Nazioni Unite affinché i principi consolidati del diritto del mare rimangano pienamente tutelati. E avvertono: il dirittp di navigazione non possono diventare merce di scambio politico nelle trattative diplomatiche.