Focus

La flessibilità regolata come bussola per il futuro

Lavoro in porto, un bene da tutelare

di Redazione

Prevedere l’istituzione di una sorta di fondo strutturale per le imprese o le agenzie deputate alla fornitura di manodopera in porto. E’ questa l’idea lanciata ieri dal neo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, in occasione della sesta tappa del Road to Best a Livorno, organizzata dal gruppo de il Secolo XIX.

“Sappiamo che i lavoratori impiegati negli art. 17 percepiscono una Indennità per ogni giornata di mancato avviamento al lavoro” ha dichiarato Gariglio durante il suo intervento introduttivo. “Le imprese o agenzie di cui al comma 2 e 5 dell’art.17 non hanno però alcun tipo di ristoro durante i periodi in cui non riescono a far lavorare i propri dipendenti”. Ne consegue che “nei periodi di crisi, tali soggetti non hanno i margini economici per tenere in piedi l’organizzazione aziendale e sostenere i costi relativi ad esempio agli affitti, alla luce, al gas e all’ammortamento dei mezzi”. Ecco perché “bisognerebbe pensare ad un sistema di aiuto strutturale a supporto degli art 17” è la conclusione cui è giunto il n.1 dei porti di Livorno e Piombino.

Il ragionamento sviluppato dal primo inquilino di Palazzo Rosciano ha trovato sponde importanti nel cluster marittimo-portuale, a cominciare dal presidente dell’art.17 del porto di Livorno (l’ALP), Jari De Filicaria, che sentito da Port News ha ricordato come l’art. 199 del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 sia già intervenuto in passato per far fronte agli effetti della pandemia di COVID-19, introducendo misure di sostegno economico a favore delle autorità portuali e delle società autorizzate alla fornitura di lavoro portuale temporaneo. Ora, che quella misura sta di fatto esaurendo la propria spinta propulsiva, “occorre pensare ad una soluzione strutturale che permetta a questi soggetti di sopravvivere in un mercato caratterizzato da un grado di flessibilizzazione che oggi ha raggiunto livelli allarmanti anche a causa dell’affermarsi di fenomeni quali quello del gigantismo navale” afferma De Filicaia, per il quale è del pari prioritario dare piena attuazione al fondo di accompagnamento all’esodo dei lavoratori (la misura, diventata norma nel lontano 2021, è ad oggi priva del decreto attuativo) e prevedere il riconoscimento del lavoro usurante per i portuali.

Anche il segretario territoriale della FILT-CGIL di Livorno, Giuseppe Gucciardo, condivide la riflessione del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Livorno e Piombino: “Da parlamentare, Davide Gariglio è stato tra coloro che più di altri hanno sostenuto la necessità di dotare il sistema portuale nazionale di un paracadute di soccorso per far fronte alla crisi pandemica” ricorda il sindacalista, richiamando l’art. 199  del decreto rilancio, che  – spiega – “è nato per questo motivo e ha permesso ai soggetti fornitori di lavoro portuale di acquisire dalle Autorità Portuali contributi fondamentali per gestire gli squilibri di bilancio causati dalle mutate condizioni economiche degli scali del sistema portuale italiano”.

Ora che le disposizioni di quel decreto sono arrivate a scadenza (non ci sarà alcun rinnovo per il 2026), diventa giocoforza necessario pensare a nuove soluzioni: “Il nostro mercato è ormai profondamente influenzato dalle dinamiche geopolitiche – afferma ancora Gucciardo -, i lavoratori e le imprese in porto sono i primi a soffrire queste dinamiche, e ne sono le vittime. Senza uno strumento di tenuta, i nostri operatori economici rischiano il collasso”.

L’idea di un fondo ad hoc per gli art.17 non dispiace nemmeno all’ex presidente di Assologistica e di Confetra e storico presidente dell’Autorità Portuale di Livorno, Nereo Marcucci: “Gli art.17 – afferma – furono pensati sulla carta per essere autosufficienti. Il principio di base sul quale si manteneva in piedi il mercato del lavoro era molto semplice: quando lavori paga la merce e quando non lavori paga l’IMA. Oggi, questo schema ha smesso di funzionare. Consideriamo pertanto positiva una proposta che tenga in galleggiamento non soltanto i lavoratori ma anche le imprese che hanno costi aggiuntivi rispetto al mero salario”.

Il direttore generale di ANCIP, Gaudenzio Parenti, considera molto stimolante la proposta di Gariglio: “E’ in linea con quella che come ANCIP abbiamo posto all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture, delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato e del Comitato Interministeriale per le politiche del mare” fa presente. “Il mantenimento amministrativo e operativo del soggetto giuridico di cui all’art.17 della legge 84/94 (ovvero la flessibilità regolata) è indispensabile per l’operatività dei porti italiani. Per questo, riteniamo sia giusto prevedere un meccanismo perequativo che sia in grado di ristorare il soggetto giuridico del danno subito dal mancato avviamento dei propri lavoratori. Gli art.17 operano in condizioni di monopolio legale, secondo i principi dell’Unione Europea, e riteniamo che la flessibilità regolata di questi soggetti debba essere preservata nell’interesse generale della portualità italiana”.

La pensa esattamente come Parenti anche il presidente della sezione terminal operator di Confindustria Toscana/Centro, Roberto Alberti: “Giusto utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per gestire al meglio le ricadute di un mercato in cui i cali improvvisi di traffico e il conseguente scostamento degli avviami previsti da piani di sviluppo dei pool di manodopera sta chiaramente mettendo in crisi il modello organizzativo disciplinato dalla legge 84/94” dichiara, sottolineando però come questa idea debba essere calata in un contesto diverso da quello attuale: “E’ giunto il momento di rivedere il modello di organizzazione del lavoro in porto, specie a Livorno, dove sono in corso di progressivo aggiornamento le procedure di evidenza pubblica finalizzate all’individuazione del soggetto fornitore di manodopera temporanea” è in estrema sintesi il suo ragionamento.

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