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Nuove tensioni

Medio Oriente, rotte marittime ancora a rischio

di Redazione

L’UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha ricevuto una segnalazione relativa a un incidente che ha coinvolto una petroliera nelle vicinanze dell’area di ancoraggio del porto di Sohar, in Oman. Inizialmente, non erano disponibili informazioni sulle condizioni dell’equipaggio, sull’entità dei danni o sulle possibili conseguenze ambientali.

Successivamente, l’UKMTO ha riclassificato l’episodio come un attacco, dopo aver confermato che la nave era stata colpita da un velivolo a pilotaggio remoto (UAV, comunemente indicato come drone). Le autorità locali sono intervenute per assistere nelle operazioni di evacuazione dell’equipaggio. Restano tuttora da accertare l’entità dei danni e l’eventuale impatto ambientale.

L’attacco a Sohar si è verificato a distanza di appena un giorno da un altro episodio, avvenuto nello Stretto di Hormuz, ai danni di una petroliera in uscita dallo Stretto. In quel caso, il comandante aveva riferito che la nave era stata colpita sul lato sinistro da un proiettile di natura sconosciuta, provocando un incendio a bordo. L’equipaggio era risultato in salvo, mentre non erano ancora disponibili valutazioni definitive sui danni e sulle conseguenze ambientali.

La successione ravvicinata dei due episodi evidenzia il protrarsi dei rischi per la sicurezza del traffico marittimo nell’area del Golfo di Oman e dello Stretto di Hormuz, con possibili ripercussioni sulla regolarità dei transiti e sulle operazioni delle navi commerciali.

Nonostante negli ultimi mesi il trasporto marittimo containerizzato nella regione abbia mostrato segnali di stabilizzazione, il quadro rimane fragile. Da un lato, sono stati attivati nuovi servizi di trasporto che sfruttano i porti del Golfo di Oman come punti di accesso alternativi, consentendo di trasferire le merci via terra attraverso gli Emirati Arabi Uniti verso gli importatori locali o verso altri porti per il successivo inoltro tramite servizi feeder. Dall’altro, nel Mar Rosso si sta delineando una progressiva normalizzazione, con un numero crescente di servizi containerizzati tornati a utilizzare la rotta attraverso il Canale di Suez.

Questa apparente stabilità, tuttavia, potrebbe essere compromessa dall’evoluzione del conflitto e dalla possibilità di nuovi attacchi. A richiamare l’attenzione su questo rischio è Lars Jensen, CEO di Vespucci Maritime, secondo cui gli operatori della supply chain potrebbero non considerare pienamente la vulnerabilità degli attuali assetti logistici.

Jensen sottolinea innanzitutto che gli Houthi potrebbero interrompere nuovamente il traffico containerizzato attraverso il Mar Rosso in qualsiasi momento, costringendo le compagnie di navigazione a ripristinare le rotte che circumnavigano l’Africa. Per il momento, tuttavia, il gruppo non ha scelto di farlo.

Un rischio analogo riguarda i collegamenti alternativi predisposti per aggirare la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha dimostrato di essere in grado di colpire le navi nella regione e, potenzialmente, anche le infrastrutture portuali utilizzate per il trasbordo e il trasferimento terrestre delle merci. Teheran potrebbe quindi interrompere i flussi containerizzati che transitano attraverso i porti del Golfo di Oman e proseguono via terra negli Emirati Arabi Uniti. Anche in questo caso, al momento, tale possibilità non si è tradotta in un blocco generalizzato di questi collegamenti.

Il punto centrale dell’analisi di Jensen è proprio la fragilità di questo equilibrio: la continuità degli attuali flussi di trasporto marittimo containerizzato in Medio Oriente dipende, in larga misura, dalle decisioni dell’Iran e degli Houthi. Una condizione che espone le catene di approvvigionamento al rischio di nuove e improvvise interruzioni, nonostante i recenti segnali di normalizzazione.

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