Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato quattro dei colossi mondiali della produzione di container (CIMC, Singamas, Dong Fang e CXIC) e sette top manager, accusandoli di aver speculato sulla pandemia, costituendo un accordo di cartello per gonfiare artatamente i prezzi dei container standard.
Secondo l’atto d’accusa della Corte Distrettuale della California, il cartello avrebbe pianificato a tavolino il raddoppio dei prezzi tra il 2019 e il 2024, tagliando deliberatamente la produzione per far schizzare la domanda.
Il piano ha generato profitti record proprio nei mesi più duri dell’emergenza Covid: la sola CIMC ha visto i propri utili decollare da meno di 20 milioni di dollari nel 2019 alla cifra monstre di 1,75 miliardi nel 2021.
L’inchiesta, che ha visto scendere in campo FBI e servizi segreti postali, ha già portato al primo clamoroso arresto in Francia: in manette è finito il direttore marketing di Singamas, Vick Nam Hing Ma, ora in attesa di estradizione.
Restano latitanti gli altri sei indagati, tra cui Siong Seng Teo, colosso dello shipping di Singapore ed ex parlamentare. I colossi industriali rischiano ora sanzioni fino a 100 milioni di dollari (raddoppiabili in base ai profitti illeciti), mentre i manager rischiano fino a 10 anni di carcere.
Secondo quanto riportato da Splash247, il complotto è iniziato il 14 novembre del 2019, quando i dirigenti di CIMC, Dong Fang e CXIC si sono incontrati nella sede centrale di CIMC a Shenzhen. In quell’occasione, hanno concordato di limitare la produzione riducendo i turni e le ore di lavoro sulle linee di montaggio dei container standard. Per controllare il rispetto dei patti, il cosiddetto cartello ha installato 87 telecamere di sorveglianza in 49 linee di produzione. Era stato inoltre stabilito un meccanismo di penali finanziarie per punire i membri che superavano la quota di produzione concordata. Singamas si è unita all’accordo al più tardi, nel marzo 2020.