Le perturbazioni geopolitiche in Medio Oriente hanno costretto le compagnie di navigazione a riprogettare in modo significativo le proprie reti di collegamento marittimo.
Mentre i porti delle regioni direttamente interessate hanno perso collegamenti con le linee marittime regolari, quelli delle regioni limitrofe hanno compensato tale perdita, registrando un aumento della connettività.
E’ quanto fa osservare Sea Intelligence nel proprio report. Prendendo a riferimento i dati del Port Liner Shipping Connectivity Index (LSCI) dell’UNCTAD relativi al terzo trimestre del 2026, la società di consulenza evidenzia questa nuova tendenza.
A causa dei significativi allungamenti dei tempi di transito per le navi dirette verso il Mediterraneo centrale e orientale che scelgono di circumnavigare l’Africa passando per lo Stretto di Gibilterra, le compagnie di navigazione hanno spostato verso sud, lungo la costa atlantica africana, le proprie operazioni di trasbordo. Di conseguenza, i porti dell’Africa occidentale hanno registrato aumenti significativi della connettività. Walvis Bay, invece, è diventato un’alternativa a Durban, congestionato dal traffico, per le navi impegnate nei collegamenti tra Asia ed Europa che circumnavigano l’Africa.
Analogamente, a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz, i porti situati lungo il Golfo di Oman hanno registrato gli incrementi più significativi della connettività. Rispetto ai livelli pre-crisi, Duqm e Khor Fakkan hanno segnato aumenti eccezionali della connettività, pari rispettivamente al 213% e al 188%.
Nel frattempo, i porti dell’Africa orientale e del subcontinente indiano hanno svolto un ruolo di primo piano come hub per la movimentazione delle merci regionali dirottate, servendo le compagnie di navigazione intenzionate a evitare completamente l’area del conflitto. Questa riorganizzazione dei flussi marittimi ha determinato un aumento della connettività anche nei porti di Dar es Salaam e Hambantota.